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Numero: 7-marzo 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 17 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

Via Monte Manno 23 00131 Roma

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Un'iniziativa ancora tutta da raccontare
La vita e le attività nella casa famiglia "Il fiore del deserto" in via Nomentana 1367
di Mugione Mariella - Oltre a noi...
Non si può accennare ad una iniziativa, raccontare un'esperienza e poi tralasciarla dopo aver inaugurato la rubrica "Oltre a noi" ...

Più persone, attenti lettori, mi hanno chiesto di specificare le attività della casa famiglia di via Nomentana 1367 specialmente dopo l'incontro e la cena di tutta la redazione in occasione del Natale presso la gastronomia sociale "Magia del deserto".
In quella occasione abbiamo avuto modo di incontrare gli operatori, i responsabili, di apprezzare il clima, l'aria che si respira, e le "comodità" che offre una casa.
Ma come raccontare, spiegare, soddisfare le curiosità, entrare nelle problematiche senza essere un'operatrice?
Lo farò con un'intervista ai diretti interessati: la dott.ssa Vittoria Quondamatteo (per tutti Viky), responsabile e psicoterapeuta e Cristina Coiro, e Luigi operatori e colonne portanti della "Magia".

Viky, come nasce l'Associazione Fiore del Deserto?
L'associazione Fiore del Deserto nasce per rispondere alle nuove forme di povertà, marginalità, disagio e sfruttamento sempre più presenti nella nostra società avviando una casa famiglia per giovani donne vittime di sfruttamento.
Ci si è resi conto che le persone più colpite sono minori o le giovani mamme, per questo sono state accolte ragazze di diversa età, nazionalità e provenienza socio-culturale che hanno contribuito ognuna con le loro esperienze a far crescere e maturare l'associazione che ora conta tre case dislocate sul territorio di Roma che rispondono a specifici bisogni.

Raccontaci della casa

La casa di accoglienza di via Nomentana opera da circa 4 anni ed è il progetto fondamentale con cui l'Associazione "Fiore del deserto" intreccia e sviluppa collaborazioni, realizza interventi verso le manifestazioni di disagio minorile, in particolare di minori sottoposti a misure penali o civili.
Le ragazze che vengono accolte seguono un progetto personalizzato da loro condiviso e assunto come scelta secondo le capacità, i desideri e le risorse di ognuna, mirando ad attivare le potenzialità individuali per un futuro reinserimento nel mondo del lavoro. Il progetto viene monitorato secondo le modalità ed i tempi di accoglienza proposti dall'istituzione committente, operando le opportune modifiche, quando è necessario e riformulandone le modalità in base alle osservazioni effettuate dall'equipe psico-educativa.

Quali attività vengono proposte?
Il progetto prevede: corsi di alfabetizzazione, formazione professionale, iscrizione a corsi scolastici per completare il conseguimento dei curricula scolastici già iniziati, corsi di computer, di parrucchiere, taglio e cucito, ergoterapia.
L'ultima attività, tra quelle più esperenziali è l'attività teatrale alternativa al circolo vizioso instaurato dalla tossicodipendenza, che rappresenta per le ragazze un arco di tempo usato per farsi del bene. E oggi anche la gastronomia.

Come accompagni il percorso delle ragazze?
Ritengo che sia molto importante un sostegno psicologico, che viene proposto ad ogni ospite in forma di colloqui sia individuali che con la famiglia (nel caso in cui essa sia presente, poiché consideriamo fondamentale l'aiuto da parte del sistema familiare), sia con gruppi di auto-aiuto a cui le ragazze partecipano settimanalmente con la guida di una psicoterapeuta.
Attraverso i dialoghi con lo psicologo, la solidarietà e l'amicizia degli operatori della casa di accoglienza, la persona impara progressivamente ad inserirsi nella realtà comunitaria, microcosmo della più vasta realtà sociale e culturale italiana, a svolgere i suoi compiti, ad attuare il proprio percorso verso l'autonomia.

Parlaci di questa bella struttura !
Si, comoda, possiede 3 stanze da letto per mamma e bambino, 4 stanze da letto doppie, 4 bagni, (2 per piano), un grande salone per gli incontri comunitari, 1 sala da pranzo, la cappella per uno spazio di raccoglimento, 2 cucine, 1 dispensa, 1 cantina e infine 1 piano riservato agli operatori.
Una particolare importanza è attribuita anche alla cura del grande parco e dell'orto che consentono alle ospiti di creare un rapporto armonioso con la natura che, com'è noto, possiede già in se un'efficacia terapeutica. Di recente uno spazio è stato realizzato per le attività di gastronomia.

Cristina, come e perché nasce la gastronomia sociale?
E' stata una felice intuizione quella di organizzare uno spazio e dedicarci all'attivazione di una ristorazione: la Magia del deserto.
Il progetto nasce nel marzo del 2008, con l´obiettivo di offrire un percorso formativo alle ragazze accolte nella casa famiglia, tutte piuttosto giovani e che, avendo spesso abbandonato la scuola, hanno la necessità di inserirsi nel mondo del lavoro. Avendo tutte alle spalle storie difficili, non è pensabile un inserimento non protetto e quindi nei sogni di Vicki arriva il ristorante, o meglio una attività di gastronomia sociale che possa dare delle opportunità almeno ad alcune di loro. Si inizia con un corso di cucina organizzato all'interno di una casafamiglia e si inizia a pensare come organizzare il tutto.
Nel corso c´è una ragazza molto seria e portata che viene presto individuata come possibile cuoca....
Le cameriere invece provengono dal Fiore del deserto, due giovani rom molto volenterose.
All´inizio si decide di aprire con cene su prenotazione con menù fisso e si danno i primi rudimenti di servizio alle giovanissime cameriere, si compra loro un grembiule e in un negozio specializzato tutto quello che serve.... Coltelli, forchette, piatti, pentole.... a questo punto sulla strada del Fiore del deserto compare un altro cuoco, questo vero, professionista con tanto di divisa, e si inizia con lui e lei. Le prime cene sono delle prove fra di noi e dopo qualche prova ben riuscita si parte....
Il gruppo, oltre ai tre ragazzi in cucina e due a servire, si compone di due educatori, di cui uno esperto di ristorazione che seguono il gruppo sia dal punto di vista tecnico sia da quello educativo, spesso più importante e impegnativo. Prima di insegnare a portare un piatto a tavola si deve insegnare la puntualità, la costanza nel lavoro, l´attenzione al sorriso, alle buone maniere...
Dall´ inizio alcune cose sono cambiate: il cuoco è andato via e lo abbiamo sostituito e così anche le due cameriere.
Oggi la "Magia del deserto" è uno dei lavori che tutte le ragazze accolte vorrebbero fare... magari avere così tanto lavoro da poterle inserire tutte!

Viky, puoi fare un bilancio di quest'esperienza?
Nel corso di questi intensi anni di attività la casa ha ospitato 46 ragazze, 23 hanno terminato il loro percorso, hanno conquistato uno status di persone e cittadine economicamente e affettivamente autonome e rispettate dalla società e attualmente vivono in una situazione di totale autonomia svolgendo un regolare lavoro.
Altre ragazze si stanno avviando ad una semiautonomia.
Poi collaborazioni con associazioni, enti, università, sostengono l'iniziativa oltre a persone e famiglie volontarie che si attivano e sostengono l'iniziativa.

Spero di aver soddisfatto le curiosità e mi auguro che tanti altri possano aiutare Viky, Cristina, Luigi e le ragazze ospiti della casa.
Un ringraziamento a tutti

Mariella Mugione Docente 196° Circolo didattico Via Perazzi 46 - Roma

In allegato:
link al sito della'Associazione "Il fiore del desertto"
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