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Numero: 3-novembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 15 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Un metodo per insegnare a leggere e scrivere
Come divertirsi lavorando
di Rossini Simonetta - Didattica Laboratoriale
Insegnare a leggere e scrivere in una Prima Classe appare sempre un'impresa difficile... ma al tempo stesso affascinante. Un "gioco" che mette in discussione quelle sicurezze e quei principi che ci sembra di possedere ormai da tempo.
In realtà tutto può cambiare...tutto può essere adeguato alle esigenze del gruppo classe.
Un principio l'ho comunque mantenuto: niente BA BE BI BO BU iniziali. La lingua scritta proposta in questo modo non ha valore, non dice nulla: il significante assume valore solo nel momento in cui corrisponde ad un'esperienza vissuta.
Ho fatto in modo che il gruppo classe vivesse un momento comune, condiviso: ho "animato" un pupazzo di peluches che interagisse con i bambini. "IO", un asino della Disney, ha cominciato a parlare con loro, presentandosi, chiedendogli chi fossero, interagendo...
Molti gli interventi e i momenti di attenzione e partecipazione. Successivamente ogni bambino ha disegnato sul proprio quaderno IO.
Si è deciso ( ovviamente la decisione era mia ma è stato utile far credere ai bambini che fosse di tutti...) di formulare una frase che rappresentasse l'esperienza condivisa in classe.
E' venuta fuori :
IO E' UN ASINO
L' ho scritta alla lavagna e l'ho ripetutamente "letta" insieme ai bambini. A questo punto era necessario che anche loro la scrivessero.
Ho riproposto un gioco che funziona sempre: scrivo l'intera frase alla lavagna e la leggiamo tutti insieme; i bambini poi devono memorizzare una parola alla volta, guardandola bene: possono scriverla, o meglio possono scrivere quello che hanno memorizzato, solo dopo che un vento dispettoso (qui bisogna fare sempre un po' di sceneggiata) la cancella. E così fino a quando tutta la frase è stata spazzata via.
Dopodiché gliela riconsegno scritta su un foglietto o scritta da me direttamente sotto al loro disegno in modo che possano verificare quanto hanno ricordato della parola e quindi completare quello che manca.
Nei giorni successivi sono state condivise altre esperienze e perciò abbiamo arricchito il nostro patrimonio di frasi-esperienza copiandole anche su un grande cartellone in modo da poterle "rileggere" ogni giorno: abbiamo parlato di ricci, di orsi di pezza, di Rossacivetta che vola nella notte, di Noemi con gli occhiali nuovi...
Ogni frase è stata stampata e riconsegnata in sintagmi affinché la riconoscessero e la ricomponessero in modo coerente sul quaderno.
La fase successiva del percorso prevede il riconoscimento di parole uguali sul cartellone "patrimonio" di frasi e su quanto fa parte dell'arredo scolastico come calendari, cartelloni e cartellini di identificazione. Dalle parole si passa all'individuazione di sillabe uguali che chiamiamo "pezzi". Lunedì scorso abbiamo individuato il primo: uno splendido NO che ha divertito i bambini quando, alla richiesta " leggi cosa c'è scritto qui" fingevo perplessità sentendomi rispondere con un NO deciso. (qualcuno alla fine ha risolto il problema aggiungendo "c'è scritto NO") .
Sto ora valutando per quanto tempo continuerò ad individuare "pezzi"; tenuto conto che la maggior parte dei bambini conosce le lettere dell'alfabeto, mi sto chiedendo se dare maggior risalto all'aspetto fonologico anche per valorizzare le competenze in loro possesso...Competenze che comunque i bambini hanno modo di usare nel momento che vengono aiutati a verbalizzare esperienze individuali attraverso una breve frase tema (...di questo parlerò in un'altra occasione).
I bambini della mia classe sono tanti e questo lavoro risulta a volte faticoso, impegnativo...ma anche bellissimo: permette a tutti di sentirsi partecipi, coinvolti e permette all'insegnante di intervenire dove ci siano insicurezze, paure... e pagine intere di a...e...i...o...u... non sempre permettono.

Simonetta Rossini Docente 196° Circolo didattico Via Perazzi 46 - Roma
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