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| Un progetto sulla bilancia |
| Storia e analisi di una progettazione di plesso |
| di Mugione Mariella - Attività Laboratoriali |
E' sempre prima dell'estate che ci si mette sulla bilancia per soppesare quanto durante i mesi invernali abbiamo messo su.
Oggi, a fine maggio, a chiusura d'anno scolastico, sulla bilancia metto un peso speciale: un progetto, un plesso, ed è giusto che lo faccia sulle pagine della rivista perché ai miei lettori -ai quali ho raccontato le esperienze positive, riuscite con successo- è giusto, necessario e quasi d'obbligo, comunicare le problematicità, i nodi critici che derivano da una progettazione non riuscita secondo le aspettative.
La storia del progetto viene da lontano, da diversi anni fa: con insegnanti, che sono ormai fuori dalla scuola, si tramandava l'insegnamento del flauto e ci si avvicinava alle danze popolari mettendo a frutto le competenze di alcune colleghe. Con l'andar del tempo la volontà di esprimerci come plesso attraverso la musica si è sviluppata, anche grazie alla partecipazione ad un convegno organizzato nella scuola sulle attività e lo sviluppo di laboratori musicali.
E' quindi nato un progetto di durata triennale che prevedeva percorsi musicali di canto, strumentario e danza in tutte le classi del plesso, ognuna con una sua specificità e tutte con l'aiuto, presenza e collaborazione di esperti esterni coinvolti con il sostegno economico delle famiglie.
Gli obiettivi del progetto sono stati ben delineati e trovavano ispirazione nella convinzione che l'educazione alla musica e alla danza devono essere considerate parte integrante dell'intero curricolo formativo della scuola primaria, percorso necessario e imprescindibile per un completo ed equilibrato sviluppo dei bambini.
Ne derivava un approccio interdisciplinare, in cui la pratica della musica e della danza sono da intendersi in stretta interazione con altre discipline curricolari, pur riconoscendo a questo ambito una propria specificità riguardo obiettivi, contenuti, aspetti metodologici e modalità di valutazione. Questa particolarità si deve innanzitutto dalle forme che questi linguaggi assumono, dalla loro sintassi, dalle conoscenze e dalle competenze espressive e comunicative che essi implicano.
L'interdisciplinarità non si esaurisce, quindi, nel semplicistico accostamento o inclusione di qualche unità di musica e danza a latere delle principali materie curricolari, ma è concepita come cooperazione e integrazione di profili professionali differenti -l'insegnante di classe e l'esperto esterno- che concorrono alla formulazione di un progetto formativo trasversale. Su queste premesse e per dare maggior risalto all'iniziativa e vivere insieme questo momento dedicato alla musica, abbiamo scelto di "aprire" i tre laboratori nello stesso giorno e nelle stesse ore: di conseguenza anche l'organizzazione oraria delle insegnanti ha previsto l'impiego delle compresenze, sollecitando e richiedendo quindi più condivisione e responsabilità sul progetto stesso.
Avendo ipotizzato un percorso triennale, gli obiettivi sono stati scanditi in tal senso, in un crescendo di capacità da sviluppare e raggiungere.
Questo è avvenuto, ed è risultato tangibile e apprezzato con soddisfazioni da parte di insegnanti e famiglie per quanto riguarda il percorso delle classi che hanno terminato, per le mie classi quinte e per le classi prime, dove la scelta di rendere visibile il percorso svolto e quindi esibirsi in un teatro è stata appagante, il partecipare ed essere coinvolti in un evento cittadino ancor più emozionante e significativo.
Quest'anno, però, l'evento finale non ha riscosso soddisfazione: ci sono stati evidenti segni di insofferenza durante lo spettacolo dovuti ai differenti tempi di permanenza sul palco di alcune classi rispetto ad altre, alla maggiore visibilità del percorso o alla maggiore attenzione all'evento scenico.
Queste problematicità mi inducono a riflettere, a chiedermi il perché? da cosa dipendono? da chi?
Ovviamente non ho risposte definite, posso rilevare i fatti e cercare di dare alcune spiegazioni perchè, laddove intervengono fattori umani e sociali, le risposte sono molteplici e complesse.
Ci sono fattori che interessano il ruolo dell'insegnante, dell'esperto e delle famiglie.
Per quanto riguarda i docenti, la durata triennale del progetto ha dato più respiro e ha disteso i tempi e, per chi come me ha partecipato al progetto "da dentro", ne ha definito gli obiettivi e valutato progressivamente il decorso. Altri, giunti in itinere, potrebbero non averlo sentito come proprio ma come qualcosa calato dall'alto, quasi obbligatoria o di pertinenza esclusiva dell'esperto, con una ridotta partecipazione nel concordare i dettagli del percorso e una conseguente "caduta" nel coinvolgimento delle famiglie. Altri, invece, potrebbero aver considerato l'esperto ormai "addentrato" così tanto nel progetto da non intervenire e indirizzarne la scelta dei contenuti e la condivisione del percorso specifico per la propria classe.
Il ruolo dell'esperto nel corso del triennio si è modificato: se da una parte è entrato positivamente a far parte quasi dell'organico della scuola - con la conseguenza quindi della maggiore conoscenza degli alunni, della situazione, delle potenzialità- dall'altro si è tralasciato di approfondire, di stimolare, di coltivare insieme, gli insegnanti e il gruppo degli esperti.
Le famiglie: la parte più delicata, alle quali dobbiamo "rendere conto", sono figlie del nostro tempo, con evidenti abitudini a comprendere più facilmente attraverso le immagini, a preferire il bello piuttosto che il buono, a valutare più l'effetto scenico che il percorso di crescita dei figli, .
Non bisogna criticare queste modalità, ma comprenderle e dare sempre un senso alla visibilità delle cose.
E' per questo che ho messo il progetto sulla bilancia perché ricerchi e trovi un equilibrio, con l'impegno a rivedere, a modificare, a riadattare, anche se questo vuol dire fermarsi per riflettere, riformulare gli obiettivi, prendere nuovi accordi, specificare e valorizzare i bisogni, perchè tutti questi problemi sono degli adulti ... i bambini hanno espresso capacità, interessamento e desiderio di continuare.
Mariella Mugione Docente 196° Circolo didattico Via Perazzi 46 - Roma
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