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n 36 ottobre 2013
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Articolo 'Un sottile traguardo'  >>>
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Un sottile traguardo
Potevo fermarmi lì!
di Ruggiero Patrizia - Inclusione Scolastica
Ero già stata sola in quella classe la prima ora e avevo organizzato dei gruppi omogenei per lo studio e l'applicazione del minimo comune multiplo: un lavoro ben riuscito e sempre di soddisfazione per i ragazzi. Alla quarta ora ero di nuovo in sostituzione e ho proposto loro un filmato che utilizzo spesso, perché suscita interesse ed è ricco di significati: la storia di Messi raccontata da Saviano nell' intervista di Fazio. (vedi su n.14 di questa rivista giugno 2011 articolo di Barbara Riccardi).

Non introduco l'argomento, sollecito curiosità, chiedo piuttosto se qualcuno lo ha visto o conosce i personaggi: uno conosce Saviano, alcuni conoscono Messi.

Il filmato era una novità per tutti.
Mentre sto per proiettarlo entra Luca l'AEC, con Franco "il mio alunno" e Domenico, un alunno di un'altra classe. Luca divide il suo lavoro tra entrambi i ragazzi che a volte, quando si incontrano, anche casualmente, restano insieme. Sono entrambi MOLTO problematici, con comportamenti difficili da contenere e il percorso strutturato per loro, solo da poco comincia a funzionare.
Io conosco abbastanza bene Domenico per vie traverse scolastiche e d'altronde, nella nostra scuola, chi non lo conosce!!! Lui il filmato lo ha intravisto proprio con me e, invitato, si ferma.

Seguiamo tutti l'intervista di Fazio, affascinati dal racconto di Saviano, commossi dalla storia di Messi e increduli per le immagini dei gol.
C'è una bella attenzione. Alla fine, velocemente raccolgo qualche emozione, riflessione , commento.
Poi ne ripropongo la proiezione, invitandoli a prepararsi con carta e penna per "scrivere qualcosa".

Li lascio liberi, possono scrivere quello che vogliono, possono prendere appunti.

Enrico (molti i BES nella classe!!) mette in atto l'atteggiamento ostruzionista: gli chiedo di scrivere alla lavagna delle parole per lui significative. Saranno appunti per chi vorrà utilizzarli. Accetta.
Domenico mi dice che non ha carta e penna (in genere nella sua classe non lavora quasi mai): chiedo se posso dargliele io. È pronto.
Intanto Franco protesta: per lui scrivere è un'impresa davvero titanica. Lo rassicuro, potrà parlarne oralmente (come di solito fa in queste occasioni). Per fortuna gli altri sono pratici di queste modalità e sono veloci.

Riparte il filmato. Enrico scrive: è in contatto con me per l'approvazione. Non è sicuro nella scrittura. Va bene. Va sempre bene.
Finisce il filmato e tutti scrivono sul foglio, anche Enrico che torna tranquillo al suo posto e copia le sue parole.
Franco racconta, è bravo a capire le emozioni e i significati e riesce a raccontarle bene.
Domenico finisce di scrivere e mi chiama per farmi vedere il suo lavoro.

Lo faccio leggere a lui (in genere mi muovo così; io non sono brava a leggere le loro scritture e poi gli errori si percepiscono meno). All'inizio c'è una stonatura, ripete due volte un verbo, fa come ripartire la frase cambiando soggetto. Subito blocco Luca che lo sta correggendo. È un breve riassunto, anche buono. Sono molto contenta, mi congratulo con lui e poi... gli chiedo se gli va di fare un altro pezzetto e concludere con un breve commento.

Voi direte: "E CHE C'E' DI STRANO!?"
Anche a me sembrava normale "ottenere ancora di più, il massimo possibile, sfruttare l'occasione, anzi un momento unico"... Ma Domenico si alza e, come era entrato, esce dalla classe.
Ovviamente seguito da Luca e da Franco.
Un linguaggio chiarissimo che percepisco immediatamente.

Ci sono rimasta malissimo. Dove ho sbagliato ... cosa potevo fare e non ho fatto?
Poi l'illuminazione: dare valore al risultato.

In quel momento ho ricevuto un regalo e invece di fermarmi ad apprezzarlo, gli ho chiesto altro!

MA PERCHE' NON MI SONO ACCONTENTATA!?!?

Sono stata a pensarci tutto il fine settimana (era venerdì).
Prima mi sono un po' massacrata e poi ... sono stata contenta almeno di averla vista questa dinamica.
Mi sono "perdonata". La prossima volta ci starò più attenta e anziché farmi prendere dal MIO entusiasmo e dalle mie richieste, starò più sui LORO passi e sui loro successi. Me li godrò anche io, senza aver paura di perdermi l'occasione e, più fiduciosa, aspetterò che mi venga piuttosto fatta la richiesta di un altro compito.

Metterò una pausa ad ogni traguardo, riempiendola, appunto, di significato.

Lunedì mattina l'ho incontrato all'ingresso e in separata sede gli ho chiesto scusa, spiegandogli il perché.

Patrizia Ruggiero
Counselor professionale, docente di sostegno IC Via Belforte del Chienti - Roma
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Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito venerdì 01/11/2013 ore 09:05 da Lucia
Il mio grazie, Patrizia, te lo dico da genitore. Innanzitutto, perché, credimi, di insegnanti che abbiano non solo la disponibilità, ma proprio la voglia di analizzarsi e mettersi in discussione non se ne incontrano tanti. Assolutamente, poi, la tua è una lezione di vita per me genitore/educatore, che non entro in classe, con o senza bes. Quante volte l'ho fatto e lo faccio questo "errore" di chiedere di più di quello che in quel particolare momento un figlio possa dare, quante, troppe volte, "non basta mai"! Se si scrive per testimoniare, per offrire ad altri spunti di riflessione, se questa è la mission di questa rivista, sappi che hai proprio centrato il bersaglio: mi hai dato una grande lezione e lo dico con viva commozione!
inserito mercoledì 30/10/2013 ore 09:24 da Simonetta
Grazie Patrizia, il tuo articolo è un bellissimo dono... la differenza tra parlare di inclusione e agirla è tutta nella tua esperienza. Ancora grazie...
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