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n.100 febbraio 2020
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Oggi è il giorno:06 Aprile 2020 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Una "Buona" Amministrazione è digitalizzata?
Le tecnologie nella gestione (im-possibile) quotidiana degli Istituti scolastici
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
http://www.tcsconsulting.it/
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L'utilizzo delle tecnologie, anche nelle Amministrazioni pubbliche, arriva negli ultimi venti anni del secolo scorso. Le normative di applicazione sono state diramate tempestivamente tra il 1983-1993, come "processi di dematerializzazione", regolamentando l'inserimento dei sistemi informativi automatizzati e del protocollo informatico.
Ad inizio del nuovo millennio, il passaggio dal Testo Unico sulla documentazione amministrativa(D.P.R. N.445/2000) al CAD (Codice dell'Amministrazione Digitale- D.Lgs. n.82/ 2005) segna progressivamente la trasformazione tecnologica delle Amministrazioni; nel 2012 si assiste alla nascita dell'AgID, l'Agenzia per l'Italia Digitale, con la proiezione all'Agenda Digitale-Europa 2020, che ha fissato gli obiettivi per i paesi dell'Unione Europea.
Il 2020 è arrivato.
Molta strada, indubbiamente, è stata percorsa per lo sviluppo tecnologico nelle nostre vite quotidiane; il Sistema scolastico italiano, non solo come "Pubblica Amministrazione" ma soprattutto come fondamentale agenzia educativa e sociale, ha affrontato i cambiamenti e le veloci trasformazioni della "Rivoluzione digitale".
Le Riforme scolastiche degli anni 2000, dalla "Legge Moratti" - n.53/2003- alla "Buona scuola"- n. 107/2015, hanno impostato interventi importanti per le scuole italiane, soprattutto nella didattica; attraverso i diversi "Piani Nazionali Digitali", insieme Programmi speciali banditi da Fondazioni "illuminate", si è usufruito di opportunità fondamentali per le forniture di dotazioni informatiche e di percorsi di alfabetizzazione e, progressivamente, di approfondimenti e di formazione per il personale docente e amministrativo.
Le luci e le ombre di questo percorso però si intrecciano, e ci riconsegnano un quadro non uniforme della realtà; il Sistema-Scuola mostra diverse angolazioni di complessità nell'applicazione delle normative, come anche nel tenere il passo con lo sviluppo (veloce) delle tecnologie. L'Autonomia scolastica, dal canto suo, ha favorito molti processi di rinnovamento e di avanzamento organizzativo e strutturale, ma ha anche segnato il limite di una situazione sperequata nella geografia del Paese; le differenze sono sottolineate anche dagli interventi degli enti locali, che hanno affiancato o meno questo percorso, disegnando una mappa ancora a macchia di leopardo, con la convivenza di situazioni di eccellenza e di carenza anche negli stessi territori.
Le contraddizioni maggiori però, a mio avviso, non sono tutti imputabili all'aspetto economico; lo sviluppo tecnologico e la persistenza di sistemi "misti", che non decollano verso un reale cambiamento, sono da ricercare perlopiù nelle resistenze culturali e nell'esistenza di reali competenze nella gestione, sia didattica che amministrativa, delle scuole.
Secondo la mia esperienza diretta, provo ad identificare due degli aspetti più importanti di queste contraddizioni: la specificità del "Sistema" e la disomogeneità sul territorio nazionale.

Come ho affermato in precedenza, la Scuola è equiparata ad una P.A. (periferica) a tutti gli effetti; molte delle indicazioni per le altre tipologie di amministrazione pubblica però non sono completamente applicabili ai contesti scolastici. La sua specificità rappresenta un limite, ma anche un punto di forza, se si prendesse seriamente in considerazione. Non tutto ciò che è buono per le amministrazioni dei Ministeri e di altri Uffici, infatti, è riproducibile per le esigenze delle scuole, che si occupano di alunni, famiglie e docenti, e dei percorsi di apprendimento... qualcosa che non può essere proprio equiparato a "procedure" riproducibili e facilmente misurabili.
L'estensione e la pervasività della presenza delle scuole sul territorio nazionale hanno reso di fatto impossibile una copertura a tappeto nell'adozione di alcune misure; questa motivazione è importante per comprendere, per esempio, la necessità di far affiancare interventi privati a quelli pubblici per progredire. Esempio eclatante è la convivenza tra Sistemi informativi di gestione amministrativa e pacchetti applicativi a pagamento da parte dei singoli istituti, in parallelo al sistema centralizzato ministeriale. Questa situazione ha indebolito la capacità di ricezione e di risposta di "Sistema", creando molti problemi di gestione.
https://www.flickr.com
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Riguardo al secondo aspetto, è chiaro e inconfutabile che ci siano differenze nell'applicazione dell'iter normativo e nel grado di progressione dello sviluppo tecnologico e che non esista omogeneità di competenze e di motivazione nel variegato ambito scolastico amministrativo, formato anche da persone di comprovata esperienza che hanno affrontato (e affrontano) spesso problemi più grandi di loro (e anche non di diretta competenza) "a mani nude", con la conseguenza purtroppo di aumentare la sfiducia e anche la disistima nelle proprie capacità.
I percorsi di formazione per l'apprendimento e l'applicazione delle tecnologie, considerati i grandi numeri nella gestione quotidiana delle procedure amministrative, non possono essere generalizzati e approfonditi. Gli "approfondimenti" possibili li organizzano le scuole stesse, a proprio spese, di denaro ed energie. La componente ATA (amministrativi e collaboratori) difficilmente riceve riconoscimento adeguato del lavoro, e in questi anni sono stati i veri trascurati dal Ministero. C'è poi il grande esercito del precariato; più che mai, in questo anno scolastico, le segreterie degli Istituti hanno fatto ricorso alle graduatorie dei supplenti temporanei, se non proprio alla "Messa a disposizione" (le famigerate MAD), più o meno nello stesso modo applicato per i Docenti.
La precarietà delle situazioni non permette una seria ed adeguata programmazione dei percorsi di aggiornamento e formazione, al di la' del loro costo. Il ragionamento che sottende alle scelte delle scuole è molto comune (troppo forse): " Non possiamo impegnarci più di tanto... chissà chi sarà qui il prossimo anno?!" .
Così si perpetua la precarietà, di anno in anno, di scuola in scuola. Infatti l'efficienza delle segreterie segue le sorti disegnate dal "Caso"; le persone vanno in pensione e si trasferiscono... prima o poi.
E' difficile pensare a modalità che possano interrompere questo trend e invertire questa rotta insicura, in merito allo sviluppo professionale generale, non solo per un'adeguata applicazione del "digitale".
Ma è un problema troppo grande ed importante perché non venga affrontato.
Come potranno le scuole rivendicare le proprie specificità, se non sono in grado di identificarle?
Come far fronte all'emergenza continua e alla costante e persistente precarietà di questa situazione?
Non ho le risposte a queste domande, perlomeno non potrei rispondere da sola.
La consapevolezza è ancora una volta alimentata dall'esperienza sul campo; posso affermare che la scuola "possibile" miracolosamente riesce, anche in questo caso, a trovare le proprie soluzioni, in questo eterno "fai da te", con cui molte scuole riescono addirittura a progredire nonostante tutto.
Al centro del villaggio ci sono i bambini, nostri figli e nostri alunni, come sempre.
Questa è la nostra fragilità e nel contempo la nostra forza.


Serenella Presutti
Dirigente scolastica dell'I.C. "via Padre Semeria" di Roma, psicopedagogista e Counselor professionale
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