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n 69 gennaio 2017
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Una "nota" stonata
Lo sviluppo armonico dell'individuo, a scuola e fuori
di Ventre Angela - Orizzonte scuola
Malcolm X affermava che "La scuola è il nostro passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo".

Questa affermazione e un episodio accaduto nella mia classe agli inizi di dicembre mi hanno portato a riflettere sul ruolo che noi, insegnanti e studenti, abbiamo nella comunità educante di cui siamo parte attiva e integrante: la scuola.
Nella società della conoscenza pervasiva e della globalizzazione, noi insegnanti rischiamo di perdere la funzione educativa che ci ha sempre contraddistinti.
Per inerzia, ci siamo abbandonati al corso degli eventi, a volte perdendo di vista il fine ultimo della scuola che non è solo quello di trasmettere sapere, conoscenze, ma di garantire lo sviluppo armonico e integrale della persona, così come viene già sancito dalla Costituzione e dalle fonti normative europee, per il quale scuola e famiglia dovrebbero collaborare in modo stretto e consapevole.
I repentini cambiamenti della società stanno travolgendo, e non sempre in maniera positiva, le maggiori agenzie coinvolte nella formazione dell'individuo: scuola e famiglia. Credo che si viva un senso di smarrimento generale dovuto all'impossibilità di agire in modo costruttivo sugli studenti, sui figli sempre più interessati a una diversa forma di "sapere" e di "agire", tipica delle nuove forme di comunicazione. Sicuramente ci troviamo di fronte a ragazzi più "svegli", più "intelligenti", come dire "all'avanguardia", ma spesso troppo fragili, in preda all'insicurezza, bisognosi di protezione, spesso tristi e incapaci di trasmettere emozioni, valori e ideali, utili per affrontare il loro futuro.

Di questa loro fragilità, dell'insicurezza e del bisogno di protezione, io sono stata una diretta protagonista e testimone. In seguito a una nota disciplinare, fatta scrivere a due alunni sui rispettivi diari, per mettere a conoscenza le famiglie di un loro comportamento poco corretto, si è verificato un episodio spiacevolissimo che grazie al nostro, mio e della collega presente, tempestivo intervento non ha avuto conseguenze peggiori.
È di fronte a questi episodi che scuola e famiglia devono interrogarsi sulle modalità educative adottate e da adottare, per insegnare quell'insieme di norme, di valori, di linguaggi e quindi di competenze, che saranno utili agli alunni/figli per diventare membri attivi e "sani" della società.
Sfatiamo quest'idea che alberga nella testa di buona parte degli studenti e cioè che la scuola è un luogo restrittivo, limitante e delle volte punitivo, dove a valere sono solo il rispetto "delle regole" e lo studio mnemonico e meccanico di nozioni trite e ri-trite. Il rispetto delle regole va letto in chiave di una crescita civile e responsabile.
La scuola non deve essere vista soltanto come il luogo deputato all'osservanza alle regole, ma come luogo di vita reale, dove si cresce insieme, si impara a conoscersi, a provare sentimenti, a comprendere affinità e differenze, dove si sviluppa insomma la persona nella sua totalità.
La scuola è luogo di vita nel momento in cui non si limita soltanto a dare istruzione, ma consente anche di comunicare, di costruire insieme, dove l'insegnante non è più solo trasmettitore di nozioni, ma è tutor, mentor, coach dei propri allievi; educa con la sua leadership al pensiero ipotetico-deduttivo, previsionale, argomentativo, critico, immaginativo e contribuisce allo sviluppo armonico e integrale dei suoi allievi.


Angela Ventre, insegnante I.C. "Alfieri - Lante della Rovere", Roma
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