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Numero: 1 -settembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 22 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Una consuetudine ordinaria di lavoro: la collegialità
ovvero la cultura del lavorare insieme
di Menna Rosanna - Organizzazione Scolastica
L'autonomia scolastica, vista come mezzo, significa soprattutto controllo efficace delle variabili interne ed esterne che intervengono nel processo d'insegnamento/apprendimento, e "ottimizzazione" di tutte le risorse, comprese quelle umane, che vanno valorizzate per dare risposte positive ai bisogni degli alunni e alle giuste aspettative degli stessi docenti. Con l'autonomia, si è creato un forte spostamento - dal centro alle istituzioni scolastiche - d'effettivi spazi di decisionalità nel campo organizzativo e didattico, di progettualità, d'ambiti di responsabilità, di procedure d'autovalutazione e valutazione.
La scuola è chiamata a rendere conto delle scelte che fa (educative, curricolari, didattico-metodologiche, d'organizzazione generale dell'istituto) in rapporto al contesto socio-culturale in cui opera.
La decisione fa parte del tessuto connettivo di un'organizzazione ed è il modo di porsi nei confronti degli altri con considerazione ma anche con determinazione. Il sentirsi responsabile di ciò che accade è una condizione rispetto alla quale nessuno può sentirsi escluso ed in sostanza significa:
? Avvertire il peso delle conseguenze di ciò che non funziona e la soddisfazione per ciò che funziona anche grazie al proprio apporto;
? Decidere (nel senso di scegliere), comporta la consapevolezza che da ogni decisione scaturiscono nuove responsabilità che ci aiutano a comprendere meglio il nostro ruolo, noi stessi, gli altri.
"Organizzazione" è il complesso delle attività svolte da un gruppo d'individui per raggiungere uno scopo comune.
All'interno di una organizzazione non può assolutamente mancare la comunicazione che costituisce informazione e che ha lo scopo di facilitare e migliorare le relazioni interpersonali, garantire i flussi informativi all'interno e all'esterno, far conoscere l'organizzazione nel suo complesso e le sue strategie operative, supportare e indirizzare le attività degli operatori, ridurre al minimo i malintesi attraverso l'uso di un linguaggio comune, contribuire a creare un clima di lavoro positivo e motivare i soggetti coinvolti nelle varie e diversificate attività.
L'immagine di una organizzazione viene fuori dai comportamenti che quotidianamente sono messi in atto dalle persone che ne fanno parte e che caratterizzano il loro modo di lavorare e costituiscono la propria cultura organizzativa (atteggiamenti, valori, convinzioni, desideri, aspettative, regole).

La comprensione della cultura organizzativa esistente in un dato contesto scolastico risulta utile per stabilire in base a quali criteri si può fare organizzazione nella scuola dell'autonomia.
L'organizzazione, come insieme di regole esplicite, è senza dubbio un mezzo che consente agli operatori di tenere più o meno sotto controllo la complessità del sistema scolastico. Ogni insegnante, nel suo lavoro quotidiano, si organizza sempre, quando deve svolgere una lezione o affrontare con i propri alunni una specifica attività. Gli insegnanti invece trovano a volte difficoltà ad accettare la dimensione collettiva dell'organizzazione, perché non sempre ritengono necessario il lavorare insieme. Il consolidamento della cultura del lavorare insieme rappresenta un'esigenza prioritaria della scuola dell'autonomia, nell'interesse sia degli studenti sia degli insegnanti.
La scuola, come del resto la maggior parte delle organizzazioni costituite in prevalenza da professionisti, è un tipico esempio di organizzazione a legami deboli (K. Weick, 1982). Le relazioni tra i membri dell'organizzazione sono scarse e non vincolanti, a differenza di quanto avviene nelle organizzazioni a legami forti.
Nella scuola dell'autonomia la libertà di insegnamento garantita al singolo insegnante deve armonizzarsi con le decisioni prese collettivamente e con l'assunzione collettiva del compito unitario che l'istituzione scolastica deve perseguire, che è quello di assicurare a ciascun alunno un percorso formativo unitario.
Per superare l'individualismo e raggiungere forme di prestazione adeguate, sia a livello di sistema che di singola unità scolastica, Romei propone un modello definito come "sistema di incoerenze" inteso come mediazione tra le incoerenze derivanti dalle libertà individuali e le regole di comportamento necessarie per gestire e tenere sotto controllo il sistema nel suo complesso e nelle sue articolazioni operative.
"Fissare regole significa introdurre elementi di rigidità, di certezza. Significa congetturare e decidere che alcuni elementi selezionati hanno esplicita rilevanza e significato e che tra essi esistono nessi interpretabili come causali. Non è contraddittorio con la natura dei legami deboli, se tali regole mantengono il carattere di ipotesi di certezze provvisorie e successive da confrontare sistematicamente con la realtà (complessa) empirica per verificarne la sensatezza/utilità" ( Romei, P. Guarire dal "mal di scuola").
Anche nella scuola occorre dunque chiedersi quali siano gli elementi rilevanti e quali relazioni di tipo causale siano possibili e nello stesso tempo utile ipotizzare tra essi.
Certamente, i dati concernente gli apprendimenti degli alunni costituiscono l'indicatore più espressivo della qualità del servizio offerto dalla scuola e in particolare delle prestazioni degli insegnanti. Una volta fissati i risultati attesi, va progettato il modello organizzativo che si ritiene capace di realizzarli (competenze e capacità professionali, contenuti disciplinari specifici e non, flessibilità di orari, tempi, spazi ecc.).
La verifica finale dell'effettiva attuazione del modello scelto e del raggiungimento o meno degli standard in uscita definiti nel progetto, rappresentano la base per valutare la bontà del progetto e per verificare la validità o meno dei nessi causali tra servizio e risultati (definiti in fase di progettazione), al fine di confermarli per gli interventi successivi o di elaborare nuove ipotesi progettuali.

La gestione progettuale della complessità si avvale del lavoro individuale e del lavoro coordinato.
Ogni insegnante, infatti, nell'esercizio della libertà di insegnamento, ha il diritto di fare scelte operative e di elaborare ipotesi di lavoro che gli appartengono e che riflettono le proprie competenze, sensibilità, motivazioni. Questa componente di progettazione individuale, però, deve confrontarsi e integrarsi con una componente di lavoro coordinato, nella quale l'insegnante non opera più come unità singola, ma come componente di gruppi che condividono il compito di offrire agli alunni un servizio formativo complessivo.
Progettare nella complessità significa, essenzialmente, fare delle scelte di priorità e verificare la fondatezza o meno delle ipotesi di lavoro che è alla base delle scelte fatte. Quelle individuali appartengono alle singole persone, in quanto titolari di una libertà di insegnamento, mentre quelle collegiali richiedono la ricerca dell'accordo del gruppo cooperativo coinvolto nel progetto e si traducono in regole vincolanti per tutti i componenti del gruppo.
Scelta, condivisione e ricerca sperimentale sono gli elementi portanti del modello cooperativo, che si fonda sulla ricerca di equilibrio tra esigenze individuali ed esigenze organizzative di coordinamento finalizzate alla realizzazione di un servizio scolastico complessivo di qualità.
Pertanto, se si vuol tendere alla qualità dell'insegnamento, il problema prioritario da affrontare riguarda l'esercizio della collegialità intesa come lavoro scolastico più coordinato, in quanto nella scuola dell'autonomia risulta fondamentale "lo sviluppo della capacità di lavorare effettivamente insieme in modo strutturato da regole, in modo da costruire/consolidare un'identità istituzionale forte dell'unità scolastica in quanto soggetto collettivo unitario" (Romei.P.-Guarire dal "mal di scuola").
E ciò non significa far lavorare insieme gruppi provenienti da combinazioni di tipo casuale e in parte spontanee, ma far lavorare insieme, in modo strutturato da regole, i gruppi di lavoro che costituiscono le articolazioni fondamentali del Collegio dei docenti (consigli di classe con la sola parte docente, gruppi di progetto interdisciplinari...).
Naturalmente, la maggiore coordinazione del lavoro non riguarda solo la classe docente. L'autonomia richiede una forte integrazione funzionale anche tra i vari aspetti del servizio scolastico, compresa la struttura amministrativo-contabile.
Sul piano operativo la collegialità richiede:
-l'esercizio continuo e sistematico;
-la definizione precisa del compito del gruppo e del campo d'intervento all'interno del quale si devono individuare coerenze e concordare priorità;
-la condivisione di poche priorità essenziali;
-il rispetto delle decisioni concordate che vincola le prestazioni individuali; -la comunicazione interna ed esterna dell'azione collegiale svolta sia per quanto riguarda i contenuti (scelte concordate), sia per il metodo (procedure adottate);
-l'impegno e il sostegno del dirigente scolastico il cui ruolo risulta fondamentale per i processi innovativi;
-la formalizzazione del lavoro collegiale inteso come prassi normale di lavoro.
La collegialità è una conquista culturale che richiede tempo ed esercizio. Si consoliderà nella scuola sempre più come prassi ordinaria di lavoro tanto più gli insegnanti, esercitandola nel tempo e con sistematicità, riusciranno ad apprezzarne l'utilità e ne verificheranno la realizzabilità pratica, e sarà quindi definitivamente considerata come componente fondamentale della professionalità docente.

Rosanna Menna Docente 196° Circolo Didattico via Perazzi 46 - Roma
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