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n 71 marzo 2017
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Oggi è il giorno:24 Maggio 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Una cucina "speciale"'  >>>
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Una cucina "speciale"
Il piatto dell'Inclusione è pronto in tavola
di Pettinari Francesco - Inclusione Scolastica
- Manca l'aceto e il pepe rosa in questa scatola.
- In quest'altra non ci sono l'olio e l'aceto, caspita!
- Tra i secondi è sparito il maiale, eppure, giuro che ieri c'era.

No, non siamo nella dispensa di un ristorante stellato. Siamo a scuola, nella seconda ora del giovedì e sta per cominciare la lezione di inglese.

È da almeno tre settimane che stiamo preparando questa attività nei minimi dettagli, ma ci troviamo sempre a dover rincorrere il tempo con il fiato sul collo. Davanti a noi, sul tavolo in fondo, ci sono otto ciotole di cartone con dentro una ventina di tesserine plastificate con le immagini dei cibi più disparati. Sono tutti, o quasi, gli ingredienti necessari per cucinare sei gustose ricette, tre primi e tre secondi per l'esattezza.
Romina ricontrolla per l'ennesima volta che ci sia tutto il materiale, ha gli occhi stanchi, quattro ore di sonno e una nottata alle spalle passata a incollare pezzettini infiniti di velcro sui piatti plastificati.

Nicola, mentre entravo, mi ha detto: - Prof, il punto "edoardesco"! -ammiccando alle regole del gioco che sta per iniziare e che abbiamo affisso sulla porta il giorno prima proprio per incuriosirli di più. In classe si è creato un clima di trepidante attesa e alcuni ragazzi, scaltri più degli altri, si sono persino portati avanti con il lavoro; sanno che ogni squadra, durante la "gara" di cucina, potrà ottenere il "punto edoardesco" soltanto se Edoardo pronuncerà in inglese alcuni ingredienti e, già dal giorno prima, hanno fatto qualche prova generale tra la ricreazione e i cambi d'ora, gli hanno chiesto di ripetere "apple", "oil", "tomato" ed Andrea, con spavalda sicurezza, è certo di riuscire a conquistare tutti questi punti.

Clara, la collega di inglese, inizia la lezione leggendo la lista degli ingredienti che i ragazzi dovranno imparare a memoria e che serviranno per la gara che avrà inizio subito dopo. Segue un breve esercizio di traduzione e, poi, mentre sento i ragazzi ripetere tra di loro "vinegar", "pepper", "bacon", consegniamo agli chef designati gli strumenti del mestiere, le ricette e un bel cappello bianco da calzare sulla testa, disponiamo le squadre in fila indiana davanti ai tavoli imbanditi e ripetiamo le regole: lo chef chiederà ai cinque cuochi della sua cucina, uno alla volta, un ingrediente in inglese, il cuoco interrogato dovrà consegnargli l'ingrediente richiesto, scegliendo quello giusto tra i tanti inseriti nella scatola di cartone e poi dovrà attaccarlo sul piatto che ha davanti. Se non riuscirà a riconoscere l'ingrediente, la ricetta resterà incompleta e si passerà al cuoco successivo per l'ingrediente seguente. A vincere sarà la squadra che avrà completato per prima le sei portate, tra primi e secondi, nel modo più corretto possibile. Ma, come già anticipato, sul tavolo ogni squadra troverà anche due cibi reali, sono quelli che dovrà pronunciare Edoardo e che daranno la possibilità di guadagnare ben due punti in più.
Pronti, partenza, via!
I piatti, dopo un'iniziale confusione nelle "cucine", cominciano a venir fuori; c'è il gruppo che va più veloce, quello che un po' bara, che suggerisce al cuoco qualche parola più difficile, il gruppo che procede con calma e precisione, quello più irruento e pasticcione; poi arrivano, scaglionati, i vari chef per far pronunciare ad Edoardo l'ingrediente "speciale" che hanno in mano.
A volte istantaneamente, altre dopo 3-4 ripetizioni o 2-3 minuti, Edoardo comunque non delude mai, nomina in inglese tutti i cibi che i compagni gli mettono in mano e che gli ripetono in coro, individualmente, sillabando bene la parola, convincendolo con un abbraccio o una pacca sulle spalle; uno dopo l'altro arrivano "TATTOOO" (tomato), "EEEMON" (lemon), "ORAAA" (orange), "GAAALI" (garlic), "ENNETTE" (pennette) "PIII" (pear).


Gli chef stanno per completare il menù con i loro prelibati piatti di fogli plastificati e velcro; i cuochi eseguono, alternandosi sempre più velocemente; manca improvvisamente qualche ingrediente nella ciotola di cartone che aggiungiamo all'ultimo istante con la penna, fino a quando la prima squadra arriva, trionfante, pronta a presentare le sei portate, tutte ben disposte sul banco come fosse davvero una bella e colorata tavola imbandita.
A distanza di una manciata di minuti arriva anche la chef Rebecca, seguita dallo chef Nicola e dallo chef Omar.
I prof controllano che le pietanze corrispondano alle ricette consegnate: è il nostro assaggio finale a farci sentire un po' i "Carlo Cracco" della situazione.
Due squadre sono pressoché alla pari, ci sarà uno spareggio finale per decretare lo chef vincitore. Occorre improvvisare, non avevamo pensato al pari merito e, si sa, su questi aspetti, gli alunni sono inflessibili più che mai, il "tarallucci e vino" non è consentito. Penso che Edoardo potrà essere l'elemento determinante del match finale, colui che decreterà lo chef vincente. Ma come? Ogni squadra avrà tre tentativi per far dire a Edoardo un nuovo alimento in inglese, una noce, WALNUT, proprio quella che Romina ha ora tra le mani.
Ci prova Andrea, uno dei cuochi della prima squadra, e dopo qualche tentativo ci riesce. Segue l'avversario, Antonio, e anche lui centra il punto dal dischetto. Si andrà avanti con altri ingredienti, come nelle migliori finali di calcio quando si disputa la vittoria ai rigori. Tiriamo fuori una patata e questa volta si fa avanti Alberto e ci prova: POTATO, lo ripete più volte, ma senza troppa convinzione.
Rigore fallito, la palla non entra in rete. Ora è il turno di Alessandra che sente la vittoria tra le mani, con pazienza e voce calma ripete l'arcana parola, il mantra segreto che rimane lì, sospeso in aria, per qualche interminabile secondo, fino a quando la parola carambola dritta in rete ed Edoardo prorompe in un chiaro e inconfondibile "TATOOO", che decreta in modo incontestabile l'agognata vittoria per la squadra della chef Alessandra.
Edoardo ha deciso le sorti di un semplice gioco, la sua presenza è stata determinante, senza il suo contributo le squadre non avrebbero potuto vincere.
Anche questa è l'inclusione, ossia sentirsi parte importante di un gruppo, qualcuno senza il quale non si può fare punto, non si può segnare, qualcuno grazie al quale si può far goal
.


Francesco Pettinari, insegnante di sostegno, I.C. "Morosini Manara" di Milano
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