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n. 29 gennaio 2013
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Una Nuova Italia sui banchi di scuola
Poche chiacchiere per l'istruzione italiana
di Claudio Salvati - Sotto la lente
Il mondo della scuola in Italia rappresenta un bacino elettorale dalle dimensioni non indifferenti, ma chi saprà realmente approfittarne con proposte attente e realizzabili?

La politica arranca nell'incertezza della maggioranza in Parlamento e gli schieramenti si attengono a proclami superficiali senza esempi né soluzioni: la priorità è l'economia, la disoccupazione, lo spread e l'Europa, specchietti per allodole giovani come le nuove generazioni che si avvicinano al voto con la speranza di poter scegliere un futuro più promettente.

Ma la nostra classe dirigente vive nel paradiso degli agi e dell'irreale incondivisibile. La SCUOLA, dove si costruiscono le aspettative di ognuno e si intravede la proiezione di un Paese verso la modernità, rimane vittima della mala-politica, insieme agli insegnati precari, prigionieri di concorsi capziosi e di programmi antiquati.

Non ci sono finanziamenti per nuove assunzioni ma si elargiscono denari all'istruzione privata di stampo cattolico; la scuola pubblica giace in infrastrutture fatiscenti e inadeguate e l'unica presa di posizione è quella dell'USI AIT SCUOLA, Sindacato nazionale autogestito lavoratori e lavoratrici del comparto Scuola, che indice uno sciopero per l'intera giornata del 2 febbraio, volto a porre l'accento su tutta una serie di iniziative esposte con analisi obiettiva: dalla difesa della scuola pubblica agli aumenti salariali, contro i tagli delle materie e la politica di privatizzazione di servizi e funzioni già esistenti a titolo gratuito

Intenzioni che rispecchiano il manifesto sulle "10 idee della FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza) per una scuola di PRIMARIA importanza" stilato nel maggio 2011 dalla CGIL per un'istruzione migliore, che anticipa certi punti dell'USI e implicitamente ne assorbe degli altri per un esito senza dubbio migliorabile, ma già pervasivo. .
E tra Seneca e Don Milani, tra Martha Nussbaum e Lev Vygostskij si legge tra le righe del manifesto di saperi generativi per capire una propria dimensione globale e locale, di inter-cultura necessaria all'accoglienza e alla flessibilità, di rapporti con il territorio che concilino esigenze pedagogiche e sociali e di partecipazione per la convivenza e la legalità.

Proclami impliciti per ogni lavoratore scolastico ma del tutto esclusi dai programmi elettorali della cosiddetta "Agenda Monti" che il Premier uscente ha editato per la sua ascesa elettorale, nella quale risulta chiaro quanto bisogna prendere sul serio l'istruzione, la formazione professionale e la ricerca per rimanere al passo con l'Europa, e arginare il precoce abbandono scolastico che caratterizza la nostra offerta formativa.
Tuttavia, al di là della presa di coscienza che serve rompere uno schema culturale per cui il valore dello studio e della ricerca e il significato della professione di insegnante sono stati mortificati, non vi è traccia di un pur minimo esempio pratico di soluzione, se non l'ennesimo accenno agli insegnanti, che devono essere rimotivati e il loro contributo riconosciuto, investendo sulla qualità. Quale, probabilmente è nella testa di Monti, implicita e non comunicabile.

Ben chiaro è, invece, nelle idee del PD l'intento del Professore, che ha proseguito con i tagli dopo le favole di Berlusconi.
Bersani pare infatti il primo a PROMUOVERE UNA SCUOLA CHE FACCIA CRESCERE L'ITALIA, un'Italia giusta per mentalità, proposte e universalità contro una visione selettiva e competitiva mutuata dal PDL col suo discorso sul merito, ma poi si perde sui dati di berlusconiana memoria.
Nonostante ciò, intenti onorevoli per la proposta di un graduale investimento (fino al 6% del PIL) che riporti la scuola italiana almeno al livello medio del Paesi OCSE, insieme ad una scuola aperta tutto il giorno, tutto l'anno e per tutta la vita, in modo da mobilitare energie, persone, intelligenze e fondare un nuovo modo di fare comunità. Si punta l'accento sul concetto di Autonomia Scolastica proposto e attuato in passato dalla Sinistra, con l'elenco di promesse come quella di fornire un organico funzionale per almeno un triennio ad ogni scuola (ma dopo? Che fine farà questo organico?), e quella dell'estensione della rete di asili nido in tutta Italia pari ad almeno il 33%, insieme a proposte mirate per ogni ciclo scolastico.

Concetti ben sviluppati da logiche organiche meno aleatorie del solito (e dove tuttavia manca una progettualità che offra le basi per capire quanto tutto ciò sia realizzabile), che ben cozzano con il puntuale sillogismo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.
Il comico pare abbia annunciato la sua effettiva candidatura, ma il suo programma prospetta una nomenclatura di prese di posizione senza sviluppo, una tabula rasa politica, come se fosse l'ABC del neo-politicante.
Dall'abolizione della Legge Gelmini alla diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole, dall'insegnamento obbligatorio dell'inglese sin dall'asilo all'erogazione unica ed esclusiva di risorse finanziarie statali alla sola scuola pubblica, una serie di idee a tratti condivisibili, tant'è che la stessa abolizione del valore legale dei titoli di studio, oltre che di Grillo, è uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord, unico partito della coalizione del PDL che ha un'effettiva proposta scolastica per i suoi elettori, e che, probabilmente, farà valere la sua posizione in questo clima di incertezza in seno alla leadership del Centro-Destra.

Incertrezza e vaghezza che regna anche nel manifesto della Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, firmato, tra gli altri, da Franco Battiato, Fiorella Mannoia, Luigi de Magistris, Leoluca Orlando, Milly Moratti, Massimiliano Bruno, Max Paiella, Sabina Guzzanti, Vauro, Enrico Fierro, dove al terzo punto si legge di una scuola pubblica che "che valorizzi gli insegnanti e gli studenti con l'università e la ricerca scientifica pubbliche non sottoposte al potere economico dei privati e una sanità pubblica con al centro il paziente, la prevenzione e il riconoscimento professionale del personale del settore". Belle proposte per tutti, ma, considerando le insoddisfazioni politiche persistenti e la scarsa efficacia dei programmi passati era lecito aspettarsi uno sforzo superiore.

Peccato che ci sia poco tempo, altrimenti tutti rimandati a settembre.

Claudio Salvati


In allegato: le proposte politiche
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