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n.61 marzo 2016
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Una parola chiave: condivisione
Cerchiamo uno spiraglio!!!
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
È da un pò che è in voga:
"non c'è condivisione!"
"è necessaria la condivisione!"
"dobbiamo condividere"

Ma cos'è questa condivisione? A quali azioni corrisponde, come si concretizza.
La sento e mi stride. Cosa c'è che non va?.

Dai dizionari si possono individuare tre significati.
Il primo relativo all'adesione, partecipazione a idee o sentimenti altrui: condivido la tua opinione; condividono la passione per la montagna.
Il secondo come possibilità di accesso a risorse comuni da parte di utenti diversi: c. della stampante, di un appartamento
Il terzo riguarda il condividere sui social.

Ci leggo un intreccio stretto tra i concetti e le azioni del condividere e comunicare, sia nel primo che nel terzo significato.
È insita la funzione communicativa-divulgativa del far conoscere ti rendo noto, quella associativa dell'essere d'accordo la penso come te e una funzione di comprensione e partecipazione fisica o emotiva ti sono vicino.
In qualche modo è implicita una velocità di questo processo che, a volte, si realizza con un click. Sebbene sui social assuma più un aspetto di quantità che di qualità, di massa che di sostanza.
Nel primo significato invece, presupporrebbe un livello differente rispetto alla informazione, in quanto dovrebbe contenere una modalità di scambio, di mettere in comune, di pensare e ragionare insieme. Sentire e percepire con altri: un processo lungo, di profondità.

Nella scuola "condivisione" è la parola che idealmente viene proposta come il cardine e l'emblema del nuovo, il frutto dell'innovazione, anche in relazione all'aumentata velocità ed estensione della comunicazione.
È la parola-modalità che dovrebbe unirci, metterci in contatto, incanalarci sulla stessa linea d'onda.
Nella realtà invece, oscilla tra due opposti. Da una parte appare più come una chimera, una meta alla quale aspirare continuamente, ma quasi irraggiungibile mentre ne acchiappi uno te ne sfugge un'altro.
Oppure si profila come un ostacolo, in quanto condizione imprescindibile, necessità "sine qua non" se non siamo tutti d'accordo le mie azioni sono inefficaci
In effetti quello che tocchiamo continuamente con mano è proprio la difficoltà di comunicazione. Sembra assurdo ma, nell'era dell'esplosione dei mezzi mediatici, cellulari e internet, con mail, wa, telefonate e piattaforme, skipe, oltre che i tradizionali bacheche, cartelloni, fotocopie, avvisi circolari- e non so chi più ne ha più ne metta- la situazione con la quale ci scontriamo ancora e continuamente è :"io non lo sapevo!- e subito dopo, a discolpa- non sono stata informata/o!"
È come se fosse l'informazione a doverci venire incontro, come se ci dovessimo andare a sbattere e non andarcela a cercare!
E d'altronde, nella mole a volte travolgente, si innesca la difficoltà di cernita dell'informazione utile e diretta da quella divulgativa-conoscitiva. Anche quello un lavoro non da poco.

Comunque, credo che il significato vero e profondo nella testa di molti, a scuola, sia che la parola condivisione rappresenti una forma di "dictat": essere tutti informati, tutti uniformati. Di pensare tutti allo stesso modo. Di essere tutti capaci di fare le stesse cose, di ottenere gli stessi risultati. Essere tutti a conoscenza di tutto.
Si concretizza quindi con la ricerca, quasi esasperante, di creare modelli, elaborare format, preparare griglie, stabilire livelli e fare riferimento a standard, che siano buoni per tutti e rispondano alle esigenze di tutti.
Ma è davvero questa la strada che vogliamo dobbiamo-possiamo intraprendere? QUESTA sembra più la solita modalità di mettere su muri e individualismi.

Non so se la scuola "media" è funzionale o migliorabile - da tanto e ripetutamente si parla di una riforma proprio di questo segmento di scuola- così come è articolata.
Per esempio, nella divisione oraria, si parla spesso della sperequazione tra insegnamenti, differenze di monte ore e peso delle discipline.
Ma intanto, mentre ragiono e rifletto, provo dare un senso a quello che faccio.
Nella mia funzione di insegnante di sostegno mi trovo in situazioni molto diverse e in presenza contemporanea con insegnanti che adottano strategie e metodi anche opposti, che si pongono in relazione con i ragazzi in modo anche contrastante.
Nella mia lunga carriera sono passata attraverso disagi e smarrimenti. Ho vissuto solitudini, quelle strane che provi quando stai in mezzo alla gente. Il mio è un ruolo speciale, che altri docenti possono non sperimentare mai. Loro possono restare chiusi nella sicurezza e circoscritti nel mondo della loro ora, della loro classe o anche concentrati solo sul proprio obiettivo.
Mi sono resa conto che non sentono il bisogno e non capiscono il mio bisogno di "condivisione".
Come posso fare affinché questa cosa abbia un senso per me e per loro?

Ho provato ad attuare strategie passando dal "camaleontismo" alla guerra fredda. Ho provato a parlare, scrivere, chiedere, raccontare.
Ora sto provando a cercare alleanze con la parte personale o professionale, a seconda della maggiore affinità che trovo, e mi oriento a valorizzare la diversità del mio collega.
Io mantengo la mia funzione di aiuto e rinforzo i ragazzi ad affrontare le diverse modalità/ difficoltà della "mancata condivisione".
Nello stesso modo, quando ci riuniamo per prendere decisioni collegiali e vediamo lo stesso ragazzo in modo completamente diverso, possiamo solo cercare un punto intermedio.
Non può essere che abbiamo la stessa percezione di persona io, che conosco i ragazzi da due anni e sto con loro per dodici ore e faccio un certo tipo di lavoro, e una collega di francese, appena arrivata che ha solo due ore e possibilmente le seste.
Possiamo solo vedere aspetti diversi! E a volte, ad esempio, un voto di comportamento può essere il risultato di "una media", una lettura intermedia di due aspetti opposti,
tra me che vedo la sua capacità di fronteggiare un compagno con gravi problemi comportamentali e lei che lo vede distratto, che chiacchiera.
Fatta salva una coerenza personale-professionale, la cosa fondamentale è che il risultato di questo complesso processo sia chiaro per chi lo riceve.
Noi lavoriamo tutti per i nostri alunni ed è a loro che va restituita una chiave di lettura che sia per loro, utile e formativa.

Allora può essere un vantaggio avere occhi diversi con cui guardarli: consapevoli di quello che agiamo e attribuendo valore e significato alla situazione nella quale ci troviamo.

Condividere secondo me può voler dire sforzarsi di ascoltare e comprendere il punto di vista dell'altro, legittimo e ugualmente apprezzabile come il nostro e cercare la "risultante tra due o più vettori".
Una strada ancora tutta da intraprendere, ricercare e sperimentare!!!!

di Patrizia Ruggiero
docente di sostegno, IC Belforte del Chienti - Roma, counsellor
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Sono presenti 24 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito mercoledì 18/10/2017 ore 22:36 da Silvia Andreozzi
L'articolo sulla" condivisione"e' quello che mi ha colpito di più, non come insegnante ma come mamma. Io sono un insegnante dell'infanzia statale con 25 anni di insegnamento di cui 7 sul sostegno e i rimanenti 18 sulla classe .Lavoro nel mio plesso dal 1995 e devo dire che mai me ne andrei perché io esco la mattina per andare a scuola e sono felici di trovare le mie colleghe. Noi condividiamo ogni esperienza scolastica, strategie, difficoltà, scelte innovative, progetti ,fallimenti e successi scolastici ottenendo così un team che condivide per l'aspetto didattico tutto. Quello che mi preoccupa e mi da pensiero e' cercare di capire cosa i giovani di oggi" condividono" tra di loro. HO 2 figlie di 20 e 18 anni. La più piccola frequenta il 4 liceo e spesso discutiamo di come la sua classe affronta e discute problemi che gli si presentano. Le mie figlie sono cresciute dagli scout dove la condivisione è un aspetto educativo pregnante, ma la più piccola, considera il dialogare con i suoi coetanei, quasi una perdita di tempo, perché dice troppo superficiali e non desiderosi di affrontare alcuna problematica. Nulla li interessa e tutto lasciano scorrere finche' va, senza preoccuparsi più di tanto finchè il problema non gli casca addosso. MI dice che tra i ragazzi quando c'è un problema da affrontare in gruppo le domande sono: perché lo devo fare? Riguarda me? Chi me lo fa fare ...tanto la pensano in modo diverso da me. .Questo rinunciare in partenza mi spaventa , anche se mia figlia dice che lei prova sempre a dialogare ma poi si stanca di dover essere sempre lei la prima a far tutto quando agli altri non importa nulla. I social, i telefonini, internet,le cuffiette dei cellulari sempre nelle orecchie, FB, sono mezzi di comunicazione "sordi" che non aiutano a comunicare guardandosi negli occhi facendo sentire sulla pelle l'emozione che si prova parlando faccia a faccia con un'altra persona. Questa difficoltà tra i giovani nel trovare accordi , discutere insieme diversi punti di vista senza condividere nulla chiudendosi nel solo loro mondo senza apparenti problemi , per me si sta verificando di anno in anno già a partire in tenera età. Nei miei bambini rinscontro pochissimo dialogo tra genitori e figli, si mangia pranzo e cena con la tv accesa , il poco tempo che stanno genitori e figli insieme è stare davanti al pc o alla tv ...sii insieme....ma nello stesso tempo soli. I bambini non sentono più raccontare una storia . Perché mai in un futuro dovrebbero parlare?
inserito martedì 17/10/2017 ore 23:05 da Maria Concetta Giunta
Condividere significa fare in modo che le esperienze vissute non restino chiuse ma diventino "patrimonio" per gli altri. Nella condivisione vi è uno scambio, un dono reciproco per un arricchimento comune che porta l'individuo a una crescita interiore.
inserito martedì 17/10/2017 ore 17:52 da Emanuela Fazio
La condivisione è l'utilizzo in comune di una risorsa o dello spazio. La magica parola "condividere" è molto fondamentale nel contesto di insegnamento e apprendimento in cui opera la scuola. Condividere vuol dire spartire con gli altri quello che è degli altri, comunicare, collaborare, aiutarsi l'uno con l'altro, ascoltare. Condividere ti renda più grande di quello che sei. Più dai agli altri, più vita sei in grado di ricevere.
inserito mercoledì 27/09/2017 ore 11:27 da Carlotta
"Condivido la condivisione " intesa in ambito scolastico come attività di partecipazione, comunicazione, relazione. La condivisione dovrebbe essere estremamente forte e presente, tuttavia spesso si incontrano difficoltà nella realizzazione della stess. Condividere, non è pensare tutti allo stesso modo ma cercare, perseguendo obiettivi comuni la strada migliore per l'educazione degli alunni.
inserito lunedì 10/04/2017 ore 17:21 da Eleonora
Condividere è ascoltare gli altri,sentirsi responsabili verso il gruppo,fare la propria parte insieme agli altri, chiedere e dare aiuto. La condivisione ci orienta verso lo sviluppo di socialità e solidarietà.
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