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n.24 giugno 2012
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Articolo 'Una rosa blu'  >>>
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Una rosa blu
Sfogliando pensieri di un anno tra i banchi di scuola
di Crasso Antonella - Integrazione Scolastica


Il mio anno scolastico si è concluso con una rosa blu, donatami dai miei alunni della seconda: un gesto d'amore, posso dirlo con certezza, a mettere il sigillo su un anno vissuto insieme tra tante difficoltà,problemi e crescita reciproca.
La classe mi è stata assegnata a settembre, tutto era nuovo, la scuola nella quale mi ero appena trasferita dopo l'immissione in ruolo, grandi numeri, molti colleghi con i quali avrei lavorato, tutti da conoscere tra incertezze e un nuovo universo lavorativo e umano da scoprire: come al solito io mi sono buttata con entusiasmo in questa nuova avventura, cosciente che, nonostante le apparenze non tutto sarebbe stato rose e fiori..(rose blu a parte,s'intende!).

La seconda è una classe prevalentemente femminile, i ragazzi sono pochi e piccoli rispetto alle femmine, le quali invece sono estremamente vivaci e battagliere, molto più avanti dei maschi in tutto... c'era anche da gestire una new entry molto problematica che ha un po' alterato i già difficili equilibri, una ragazza troppo bella e mai davvero accettata e un consiglio di classe con alcuni rapporti interni difficili... il tutto condito da una grande diffidenza iniziale verso l'insegnante e la collega nuova, ancora una volta tutto da dimostrare!
Gli inizi non sono stati per niente facili: uscivo da quella classe con l'impressione di essere trasparente, con l'amara sensazione di non aver dato il mio contributo significativo,con la sofferenza di vedere questi ragazzi che emotivamente erano come raggelati, non riuscivano a lasciarsi andare, diffidenti e totalmente privi di espansività.

Ho capito che un anno così non lo potevo passare, pena lo spegnere in me quel fuoco che invece è sempre vivo di competenza emotiva e di interazione significativa, e così dal mio cantuccio accanto al ragazzo (fantastico) che ho seguito quest'anno, ho cominciato con lo spostarmi fisicamente in un luogo nel quale fossi visibile a tutta la classe e potessi vedere tutti e poi, sfruttando le tante ore di italiano in compresenza, ho cominciato ad intervenire durante le lezioni, apportando pian piano il mio patrimonio di esperienze e di conoscenze.
In questo è stato molto importante l'apporto della mia collega di italiano, una di quelle insegnanti veramente preparate, intelligenti e "toste" che ho avuto la fortuna di incontrare, una di quelle che pretende tantissimo dai ragazzi, ma si spende in maniera totale per loro: lei ha cominciato ad interpellarmi a ogni lezione, a lasciarmi spazio, a lasciarmi spesso la gestione delle discussioni, ad affidarmi gruppi, progetti, in pratica in poco tempo e davanti ai ragazzi non poteva fare più a meno di condividere con me ogni decisione e ogni strategia.

Questo ha cambiato significativamente le cose, gli stessi alunni hanno avvertito una presenza che per loro poteva essere (come sempre dovrebbe) importante e costituire una risorsa preziosa e il loro atteggiamento in breve è completamente cambiato: con gioia li ho visti da allora ogni giorno cercarmi, e soprattutto affidarsi a me, confidare ogni paura sia a livello scolastico che sul piano personale. Ricordo a proposito una cosa che mi ha tanto commosso!Verso maggio la classe è partita per un campo scuola (al quale loro volevano tanto che io partecipassi, ma, ahimé, dolenti note, nessuno si è sognato di chiedermelo...) siamo rimasti un po' di giorni senza vederci, anche perché quando loro sono tornati, per alcuni giorni non ci sono stata io e nel frattempo la classe aveva avuto una serie di problemi e discussioni.
Morale: quando ci siamo rivisti si sono precipitati ad abbracciarmi dicendomi :"Prof, ci è mancata tantissimo, finalmente torna il sole in questa classe, rivediamo la luce!!".
Erano così contenti di vedermi che lì ho veramente capito di aver fatto breccia nei loro cuori ed è una sensazione che niente può descrivere. Un'altra cosa simpatica che mi è capitata è stata quella di quando sono partita per portare mia figlia ai campionati di danza e insieme alla squadra è partita anche una delle mie alunne, una delle più brave, insieme alla mamma, la quale, dopo alcuni giorni di reciproca conoscenza mi ha confidato:"Prof, non dica a mia figlia che gliel'ho detto, ma parla sempre di lei e dice che lei è davvero speciale!".

Potrei continuare con le note liete, ce ne sono state molte che hanno reso i miei giorni ricchi e pieni, ma... c'è sempre un "ma" quando si tratta di scuola, di rapporti umani, di persone che il caso ha messo insieme. E c'è che a parte i già citati casi di colleghi "illuminati", siamo ancora lì... la cultura del sostegno proprio fa fatica ad attecchire e accanto a persone che sono consapevoli della loro inadeguatezza in merito e che però si ingegnano di chiederti, di informarsi, di consigliarsi, di aggiornarsi, c'è chi demanda fortemente all'insegnante di sostegno la gestione totale delle situazioni che vedono coinvolti gli alunni in situazione di handicap, ma non con l'umiltà di chi non sa come gestire, bensì con la supponenza di chi, sostanzialmente se ne lava le mani.

A malincuore devo dire che, in tante occasioni, anche i "vertici" che dovrebbero evitare il presentarsi o peggio il ripetersi di certe situazioni, non l'hanno fatto, anzi, hanno avallato penose situazioni, costringendo spesso noi docenti di sostegno a girare come trottole nel solito, avvilente, ruolo di tappabuchi, ormai così invalso in certi contesti. E poi, quel che è peggio,consigli di classe spesso spaccati nella considerazione di ciò che è un alunno al momento di decidere della sua bocciatura. Quest'anno, nonostante tutti i miei sforzi, la ragazza nuova è stata fermata, non sono riuscita a far cambiare idea ai miei colleghi, a fronte di una situazione personale e familiare dell'alunna per la quale una bocciatura sarebbe stata (per giunta è già la seconda) inutile e dannosa. Certo,il dato numerico è incontrovertibile, tante insufficienze, la matematica che nella sua fredda oggettività condanna ragazzi così... ma ho posto il problema se un ragazzo,un adolescente, non possa essere considerato qualcosa di più di una sequenza di numeri su una scheda di valutazione, se la tanto sbandierata considerazione dell'alunno nella sua totalità e globalità (e quindi con i suoi vissuti problematici) non venisse prima di tutto, anche prima del profitto... ma nessuno ha voluto prendersi la responsabilità di capire e questo mi ha ferito molto.

Il non capirsi sulle cose importanti, il voler imporre a livello personale le proprie opinioni, facendo valere il proprio "peso"di docente che conta, la mancanza di quella flessibilità di pensiero tanto necessaria nei nostri consigli di classe, la cecità di non voler vedere oltre le apparenze sono cose sulle quali, credo, sia sempre attuale riflettere.
E così un altro anno se ne è andato e sfogliando i petali della rosa blu ho ricomposto il mosaico delle vittorie e delle sconfitte di quest'anno, ricordando, valutando, programmando, che, se non sono state sempre vittorie, almeno sono stati dei bei pareggi... e in tempi di Europei di calcio la cosa è quanto mai attuale!

L'ultimo regalo di questo anno scolastico me lo ha fatto il "mio" AEC, un ragazzo splendido con il quale abbiamo lavorato benissimo; mi ha regalato il catalogo della sua mostra di pittura (è un giovane artista dotato e quotato...) con la dedica:"Ad Antonella, tanto generosa e gentile".

Grazie per aver compreso lo spirito col quale lavoro, grazie per aver colto l'essenza.


Antonella Crasso, docente di sostegno SMS E.Mayorana - Roma
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