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n.22 aprile 2012
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Articolo 'Una scalata da "giurassica"'  >>>
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Una scalata da "giurassica"
Non è mai troppo tardi
di Mirra Giovanna - Dedicato a te
Insegno ormai da ventisei anni nella scuola e sono passata attraverso diverse riforme dei sistemi scolastici, sia quelli della scuola primaria che quelli della scuola secondaria.

Per quanto aperta al progresso e al cambiamento, mi sono sempre dimostrata molto scettica e diffidente nell'uso di tecnologie nella didattica quotidiana e nella mia vita in generale.

Saranno stati gli studi classici a condizionarmi, ma ho sempre pensato che un libro e una penna, coniugati ad una mente sveglia e recettiva, fossero i miei veri strumenti di vita e di lavoro. Il massimo che mi sono concessa in questi anni è stato farmi una casella di posta elettronica, ma il vero motivo che mi aveva indotto a tale rivoluzione era stata la scomparsa del cedolino cartaceo e l'obbligo, da parte dell'amministrazione, ad averne una; ho scritto per molto tempo su di un'agenda i passi istruzionali su come accendere il computer e come usare Word o Excell....non sia mai me li fossi dimenticata... Vivo nell'incubo di premere il tasto sbagliato e far scoppiare o meglio scomparire tutto dallo schermo.

Ogni anno precetto il coniuge per le programmazioni e i lavori da presentare a scuola. Due anni fa mi ha regalato una pennetta USB per raccogliere tutto il materiale legato al mio lavoro. La mia vita professionale condensata in una specie di mini scatola di plastica mi ha fatto sentire piccola. Me la sono guardata a lungo e l'ho buttata al fondo della mia borsa da lavoro...nel caso mi servisse. Vivo sempre nell'incubo di perdere i dati ivi raccolti, facendo la manovra sbagliata.

Sono anni che però le mie certezze sulla non tecnologia venivano minate, vuoi per la vita trascorsa accanto agli adolescenti, vuoi per gli stimoli che ricevi dal mondo dei figli con cui cresci quotidianamente.

Sono anni che ho la sensazione che qualcosa mi sfugge, contatti, immagini, video, parole combinate in linguaggi diversi.

Sono anni che vedo gli studenti perdere interesse per il modo in cui gli vengono proposti gli stessi contenuti di una vita.

Sono anni che fuori della mia borsa da lavoro fatta di penne, fogli e libri, si aggira un mondo fatto di digitale. Sono anni che ho la sensazione che i miei ragazzi, figli o alunni che siano, avessero qualcosa da insegnarmi.

In fondo sono una gran curiosa, una donna che ama sperimentare e mettersi in discussione, allora un giorno ho accettato un invito ad un convegno sui "nativi digitali", non mi piaceva di sapere che appartenevo ormai da tempo alla categoria dei" giurassici "e volevo risalire la scala evolutiva di un mondo che mi configurava, giustamente, nel gradino più basso.

Quel convegno mi ha dato il coraggio di osare e mi ha fatto capire che mi stavo perdendo un mondo stimolante, pieno di sollecitazioni ed immediatezze che rispondono alla didattica di oggi come docente e ai nuovi contatti sociali nella vita.

Ho sempre creduto che un social network nascondesse più insidie che possibilità, allora perché non chiedere a Giancarlo mio figlio di insegnarmi come fare un profilo su Facebook? E' stato bello invertire i ruoli e vedere che lui a tredici anni avesse qualcosa da insegnarmi, è stato bello condividere esperienze e commenti, mi si è aperto un mondo sconosciuto, ho ampliato i miei orizzonti sul mondo dei ragazzi, sull'uso corretto o sbagliato che fanno di queste nuove forme di comunicazione.

Ho recuperato rapporti lontani, come se il tempo passato avesse arricchito la vita di ognuno, nel bene come nel male.

Da quel giorno ho fatto molti passi avanti in questa direzione digitale, amo la mia pagina Twitter che mi permette di commentare situazioni e fatti in tempo reale con chi ha la mia stessa opinione o è tanto diversa dalla mia e si trova in qualsiasi parte del mondo. Amo le mie dieci dita che hanno imparato a muoversi sulla tastiera, senza stare tre ore a ricercare dove si sia nascosta quella determinata lettera. Amo tutte quelle persone che ho imparato a conoscere dall'angolo del mio studio, in qualsiasi momento della giornata.

Poi, è arrivato il mio compleanno e i miei figli mi hanno regalato un e- reader, "puoi scaricare i testi che vuoi, mamma!", hanno gioito "i nativi" di casa... e allora ho provato anche io. FANTASTICO!!!

Altre finestre si sono aperte sul mio mondo. Ora, nella mia borsa di scuola c'è il lettore e- reader, la chiavetta USB, un piccolo computer portatile per ogni evenienza, penne, meno fogli e meno libri.

In due mesi ho scaricato molti libri che ho letto... più di prima e ho salvato tanti testi che porto sempre con me, senza peso materiale sulla schiena.

La bella sensazione che ho acquisito è che ora posso di più, se carico filmati su DVD, slide sulla chiavetta, condivido con i ragazzi a scuola con facilità e si è messa in moto un "mercato " dello scambio molto attivo.

All'ultimo corso di aggiornamento mi sono sentita finalmente adeguata al livello....nella cartellina del convegno c'era un CD ricco di siti e materiale didattico multimediale fruibile da subito... Stavolta non ho aspettato né il rientro del marito né quello dei figli, l'ho aperto, letto, scaricato nel computer di scuola e condiviso.

Certo se a casa c'è uno dei miei figli mi sento più sicura, non è facile la scalata da "giurassica".

Giovanna Mirra, docente di sostegno, Liceo classico Orazio - Roma
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