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n. 50 febbraio 2015
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Una scuola che funziona è una scuola che dà futuro al paese
Intervista al Direttore de Il Fatto Quotidiano - Antonio Padellaro
di Riccardi Barbara - L'intervista
Festa de Il Fatto Quotidiano - Isola Tiberina settembre 2014, è qui che per la prima volta l'ho sentito parlare di Costituzione Italiana con passione e senso di appartenenza verso il nostro "bel paese", lui il Direttore de Il Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro.
"Direttore complimenti per il suo bellissimo intervento sullo studio della Costituzione italiana nelle scuola, non come mera educazione civica a sé, ma come diffusione della nostra storia attraverso la lettura dei suoi articoli. Possiamo avere il piacere e l'onore di averla nella nostra scuola di frontiera per parlare di Costituzione ai nostri ragazzi?".

Giovedì 29 gennaio 2015 ore 10,45 il Direttore de Il Fatto Quotidiano è stato nella nostra scuola di trincea, l'I.C. Frignani - Spinaceto insieme al Prof. Carlo Felice Casula dell'Università Roma Tre per parlare, leggere, spiegare e commentare gli articoli della nostra Costituzione insieme ai ragazzi della scuola media del Plesso Nistri - Via Renzini, 50.

Dal suo osservatorio - Il Fatto Quotidiano - quali aspetti della scuola cerca di mettere in luce? Quali sono le urgenze secondo lei e come interverrebbe?
Mi e ci piace parlare della scuola come un luogo vivo e vitale dove le persone hanno un ruolo fondamentale: gli studenti e le famiglie, ma il ruolo determinante che rende la scuola un'istituzione che funziona o che non funziona sono gli insegnanti. Noi abbiamo sempre cercato, con i nostri limiti e i nostri spazi, di occuparci degli insegnanti con particolare riguardo alla loro condizione, spesso classificata come la condizione di precariato, quindi degli insegnanti che non sono mai riusciti o non riescono ad avere una stabilizzazione, o la condizione di una poca attenzione da parte delle autorità politiche, che agli insegnanti hanno sempre dedicato poco tempo e poco spazio. L'insegnante nella scuola tradizionale e nella scuola contemporanea non è solo colui a cui affidiamo i nostri figli perché li formino e perché diano loro un indirizzo che poi sarà quello che determinerà le loro scelte professionali e di vita; l'insegnante è un essere umano che spesso fa con grandi sacrifici e con retribuzioni molte basse un lavoro fondamentale. Una scuola che funziona dà futuro al paese, una scuola che non funziona è una scuola che non dà opportunità, non dà prospettive di crescita, perché chi esce dalla scuola è formato, è maturo ed indirizzato alla collettività che se ne giova; se la scuola invece produce solo una catena di montaggio di diplomi, ecco che il paese ne risente e anche il suo futuro. Per questo la figura dell'insegnante è quella a cui ci siamo più dedicati, tra l'altro abbiamo un nostro collaboratore, Luigi Galella che è un insegnante di scuola superiore che spesso interviene sulle colonne de Il Fatto quotidiano sugli aspetti esistenziali della vita dell'insegnante.

Le esperienze scolastiche hanno influenzato le sue scelte di vita? Un ricordo "importante" della sua vita di scolaro? Non sono stato un allievo brillante, anzi tutt'altro, avevo un rapporto difficile con la scuola perché evidentemente avevo un rapporto difficile con me stesso, perché non riuscivo ad appassionarmi a quello che mi dicevano di studiare. Finché ho avuto la fortuna di incontrare in prima liceo il professore di italiano Vincenzo Scotti, ed è una fortuna che spesso capita quando si parla delle proprie esperienze scolastiche, il quale mi aprì improvvisamente la mente, perché la sua passione e la sua competenza per la letteratura italiana era tale che mi appassionai e cominciai a capire che la scuola non era solo un luogo dove passere delle ore, magari anche abbastanza buie in attesa di un'interrogazione alla quale spesso andavo impreparato, un luogo di afflizione e di noia; invece poteva essere un luogo piacevole dove finalmente si aprivano delle finestre su aspetti interessanti, in questo caso della letteratura degli scrittori, dei romanzi, delle grandi opere. Ho iniziato così a leggere i grandi classici e non ho mai più smesso, quindi è grande il riconoscimento per questo insegnante che mi ha aperto la mente.

Riconosce un preciso modello di scuola europeo a cui potersi ispirare per migliorare la nostra scuola? Ho sentito molti giudizi sulla scuola pubblica inglese, francese e tedesca perché ovviamente i nostri giornalisti che lavorano in questi paesi tendono a fare dei paragoni, intanto con le istituzioni pubbliche e poi con la scuola italiana. Devo dire che in generale la scuola italiana, seppur non si possa dire che sia un modello, è ai primi posti dal punto di vista della qualità didattica e anche della capacità formativa, e sebbene noi siamo sempre portati a crocefiggerci e dire che le cose qui non funzionano, credo che si possa esserne orgogliosi. Può essere certamente migliorata e dei tentativi sono stati fatti, ho l'impressione che la scuola possa diventare un modello ancora migliore se riuscirà sempre di più a legare l'insegnamento delle materie classiche, che si richiamano alla nostra storia civile, letteraria ed artistica straordinaria, all'attualità: siamo il paese più ricco di opere d'arte e quindi una scuola deve insistere e promuovere la conoscenza di questo patrimonio, di questa ricchezza -perché non va mai dimenticato che non siamo un paese qualsiasi, dobbiamo essere orgogliosi di essere l'Italia- insieme alla promozione di quello che serve per vivere e lavorare nella società contemporanea, quindi approfondire l'insegnamento delle lingue e ovviamente anche della multimedialità. Una scuola che riuscisse a fondere la tradizione classica con le necessità del mondo contemporaneo e dell'innovazione è un modello vincente.

In quale modo la scuola può promuovere i valori della Costituzione per non perdere la memoria storica, soprattutto di quella più recente?
Mi sembra una cosa molto importante e io comincerei con il leggere la Costituzione. La Costituzione italiana viene spesso citata ma poco letta, si conoscono alcuni articoli, il primo certamente: "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro"; invece è un libro che ha all'interno una serie di principi e dei valori ognuno dei quali espresso tra l'altro in una lingua italiana perfetta, molto sintetica ma piena di sostanza; ogni articolo ha una sua storia, ha una discussione, un'elaborazione, ora nessuno pretende che i ragazzi conoscano i lavori preparatori o tutte le dispute di ordine giuridico che continuamente riguardano la Costituzione e la necessità di aggiornarla, ma dovremmo fare in modo che settimanalmente un articolo della Costituzione venga illustrato, letto, spiegato e commentato. Pensiamo agli articoli che riguardano il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto all'istruzione, ma anche i doveri perché non è soltanto una carta dei diritti ma è anche una carta dei doveri. Il problema dei doveri è un problema fondamentale che si tende un po' a dimenticare, quindi mi piacerebbe una scuola una ogni settimana dedicasse mezz'ora del suo tempo non ad una generica educazione civica ma agli articoli della Costituzione, che possano essere spiegati e soprattutto commentati dai ragazzi che potrebbero avere molto da dire sul fatto che certi valori non siano applicati nella realtà quotidiana di questo paese.

Il Fatto Quotidiano ha fatto della Costituzione italiana la sua linea editoriale, come valore universale con l'art. 21 "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censura.".
Il Direttore Padellaro rappresenta quella marcia in più nell'approccio verso la storia contemporanea trasmessa con passione e dedizione, uno sguardo attento sui diritti e i doveri dei nostri ragazzi, cittadini di oggi e di domani, per renderli maggiormente più consapevoli e coscienti dell'importanza della storia che nasce e si realizza grazie ad ognuno di noi.

Barbara Riccardi docente IC Via Frignani - Spinaceto - Roma e Counselor della Gestalt Psicosociale
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