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n.45 settembre 2014
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:21 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Una sguardo di sintesi prima di metter mano al quotidiano
Breve percorso tra sigle e Indicazioni nazionali
di Rosci Manuela - Editoriali
L'avvio di un nuovo anno scolastico è sempre carico di attese, di buoni propositi, di idee e progetti da mettere in campo e non solo di rimpianto per le vacanze appena terminate. Il calendario delle attività con gli alunni stabilito per il 15 settembre in quasi tutte le regioni offre l'occasione di prepararci al meglio prima di entrare nel gioco diretto. Ovvio che questo tempo non ha lo stesso valore per un docente precario ma neppure per chi dovesse entrare a scuola per la prima volta (veramente molto pochi, in attesa delle novità annunciate!).

Si tratta per i più di scaldare i motori avendo cura di scegliere il carburante giusto affinché il viaggio annuale sia il più tranquillo possibile (senza troppi incidenti e imprevisti) e allo stesso tempo ricco di nuovi stimoli ed emozionante. Certo si potrebbe partire senza una meta definita ma l'avventura scolastica ha dei vincoli che è bene conoscere per non rimanere sorpresi delle richieste che potrebbero essere fatte in avvio o durante il percorso.

Possiamo affermare senza essere smentiti che la scuola italiana dopo anni di scelte politiche illogiche basate prevalentemente su tagli alle risorse (umane ed economiche) ha individuato una linea di indirizzo che sa di pedagogico, che spiega come deve funzionare la scuola pubblica e paritaria su tutto il territorio nazionale, abbandonando definitivamente l'atteggiamento paternalistico del ministero (ti dico cosa devi fare e come), optando definitivamente per una strada che confida nella capacità delle singole comunità scolastiche di procedere in autonomia (dal 1999), con appuntamenti stabiliti in momenti scanditi nel percorso scolastico del primo ciclo di scuola: classe quinta della scuola primaria e classe terza della secondaria di primo grado. A dire il vero abbiamo un appuntamento anche al termine della scuola dell'infanzia e una indicazione circa gli obiettivi di apprendimento (1) anche al termine della terza classe della primaria.

Questi appuntamenti sono prescrittivi e declinati nella Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione sotto la voce "Traguardi per lo sviluppo delle competenze" relativi ai campi di esperienza ed alle discipline: "Essi rappresentano dei riferimenti ineludibili per gli insegnanti, indicano piste culturali e didattiche da percorrere e aiutano a finalizzare l'azione educativa allo sviluppo integrale dell'allievo. ... i traguardi costituiscono criteri per la valutazione delle competenze attese e, nella loro scansione temporale, sono prescrittivi, impegnando così le istituzioni scolastiche affinché ogni alunno possa conseguirli, a garanzia dell'unità del sistema nazionale e della qualità del servizio. Le scuole hanno la libertà e responsabilità di organizzarsi e di scegliere l'itinerario più opportuno per consentire agli studenti il miglior conseguimento dei risultati."

Il rischio come sempre è legato alla necessità di ridurre il nuovo a qualcosa di già visto, a volte con la presunzione di dire che è stato già fatto. Al contrario, la portata innovativa dipenderà da quanto gli insegnanti sapranno abbandonare per sempre la logica del Programma -una scuola centrata sui contenuti- per adottare un sistema di riferimento centrato realmente sulla persona, che ti lascia scegliere metodi, strategie, articolazione di percorsi chiedendo in cambio al singolo insegnanti e alle comunità professionali di impegnarsi nel condurre tutti gli alunni al raggiungimento dei Traguardi indicati.

Si tratta, dunque, di gestire una maggiore autonomia d'azione che chiarisce le responsabilità: siamo noi che facciamo le scelte e dobbiamo trovare le soluzioni affinché tutti riescano ad arrivare.
La scuola è per tutti e per ognuno e nei primi otto anni di formazione (oltre a quelli trascorsi nella scuola dell'infanzia) ogni alunno deve trovarsi dentro un unico percorso strutturante e ogni educatore deve nel tempo intervenire e facilitare questo percorso avendo a mente il Profilo delle competenze dell'alunno al termine del primo ciclo di istruzione che è declinato nelle Indicazioni e che descrive in forma essenziale ciò che un ragazzo deve mostrare di possedere al termine del primo ciclo di istruzione, le competenze riferite alle discipline di insegnamento e al pieno esercizio della cittadinanza. "Il conseguimento delle competenze declinate nel profilo costituisce l'obiettivo generale del sistema educativo e formativo italiano".
Non si tratta quindi di delegare ai soli colleghi dell'ultimo anno di scuola l'impegno di raggiungere i traguardi indicati ma di attivare da subito quel gioco di squadra che dovrebbe caratterizzare la comunità degli istituti comprensivi che rappresentano quel segmento di scuola definito primo ciclo di istruzione.
Ci viene richiesto di prendere parte da subito a quel processo di formazione della persona che ha in ogni docente che interviene durante il percorso un incontro fondamentale e lo sarà tanto di più se l'intervento del singolo insegnante sarà consapevolmente e sapientemente coniugato e rapportato a quello degli altri colleghi, sia con chi si collabora in contemporanea sia con chi è venuto prima o interverrà dopo. La consapevolezza di essere tutti parte di uno stesso progetto formativo -sintetizzato nel profilo dell'alunno al termine del primo ciclo di istruzione- permetterà di superare gli atteggiamenti selettivi mi riguarda/non mi riguarda e il pensiero dicotomico è colpa sua/è colpa tua che a volte caratterizzano i risultati o i mancati risultati scolastici.

Questo clima di assunzione di responsabilità di scelte e metodi per accompagnare ogni alunno al traguardo si inserisce nel quadro di riferimento che vuole oggi una scuola per tutti, ma non una scuola uguale per tutti ma equa con tutti, che offra ad ognuno quello di cui ha bisogno, rendendo il percorso "ad hoc" per ogni alunno nella logica di una visione inclusiva: tutti stanno dentro, ognuno è valorizzato per quello che è e per quello che sa fare e ogni percorso formativo va a prendere l'alunno dove sta. Credo di aver scritto di questo più di dieci anni fa, forse venti o anche trenta: devo tornare indietro a quando l'integrazione degli alunni con handicap (questa la vetusta dicitura) ha fatto breccia nella scuola rompendo di fatto l'assunto che la scuola sia uguale per tutti. Ci sono voluti anni, evoluzioni e involuzioni, periodi di stallo e poi riprese e impegni: la scuola deve elaborare il suo P.A.I. (Piano Annuale di Inclusione) e il collegio dei docenti deve approvarlo.
Il rischio che l'ennesima sigla venga tradotta in esclusivo impegno burocratico c'è tutto, soprattutto perché anche questa novità non ha trovato apparentemente un collocamento esatto all'interno dell'organizzazione scolastica e la chiara funzione (qualcuno ha pensato anche che servisse per chiedere i posti di sostegno ...perché un pò di disorientamento si è creato!?). Diciamo che il P.A.I dovrebbe andare a braccetto con il POF (Piano dell'Offerta Formativa della scuola), dovrebbe rappresentarne lo sfondo che connette le criticità ma anche le risorse, le potenzialità e le ipotesi di soluzione di quel determinato istituto che progetta e pianifica il suo modo di lavorare (per raggiungere i traguardi finali!), dichiara la sua organizzazione e come intende affrontare le diversità di ognuno.
Il POF poi deve contenere il "curricolo" che è "espressione della libertà di insegnamento e dell'autonomia scolastica e, al tempo stesso, esplicita le scelte della comunità scolastica e l'identità di istituto. La costruzione del curricolo è il processo attraverso il quale si sviluppano e si organizzano la ricerca e l'innovazione educativa" che caratterizzano sempre più il ruolo del docente che non trasmette contenuti ma sollecita lo sviluppo della cultura. Partendo dalla stesura del curricolo di istituto "i docenti individuano le esperienze di apprendimento più efficaci, le scelte didattiche più significative, le strategie più idonee, con attenzione all'integrazione fra discipline e alla loro possibile aggregazione in aree, così come indicato dal regolamento dell'autonomia scolastica, che affida questo compito alle istituzioni scolastiche".

Lo spirito che dovrebbe emergere nella scuola sollecitata da questi preziosi documenti è quello di un gruppo di professionisti (docenti) governati e guidati da un altro professionista che se ne intende di gestione delle risorse umane (Il Dirigente scolastico), tutti competenti (sanno dove andare e che cosa fare), dotati di professionalità (dotati di buon intuito e creatività, empatici e, perché no, anche simpatici, pragmatici e flessibili quanto idealisti e sognatori), capaci di collaborare, condividere e socializzare il patrimonio esperienziale acquisito senza che questo diventi elemento di fastidio o preclusione al lavoro personale e collettivo.

Che dire poi delle Linee Guida che sono state stilate dal MIUR per affrontare tematiche fondamentali quali la disabilità (sono del 2009), gli alunni con DSA (Disturbi specifici di apprendimento, del 2011), gli alunni stranieri (febbraio 2014), per l'orientamento permanente (febbraio 2014)? Sono i documenti che indicano come lavorare a scuola avendo acquisito una mentalità inclusiva che influenza ogni mossa scolastica. (leggete l'articolo di Serenella Presutti in proposito)

Non possono mancare poi i riferimenti alla dimensione europea che oggi deve contraddistinguere il nostro operato: se non noi (troppo grandi per viverla?), certamente dobbiamo preparare i nostri bambini e i nostri giovani a confrontarsi con un mondo allargato, che dalla dimensione locale (la famiglia, la scuola, il territorio di appartenenza) guarda all'estensione nazionale, poi a quella europea e poi a quella mondiale: se non investiamo intenzionalmente in questa direzione come possiamo affrontare in termini educativi i grandi temi della pace, della fratellanza, dell'uguaglianza, dello sviluppo sostenibile, del rispetto dell'ambiente?
Quindi i nostri riferimenti non possono essere più (o soltanto) i contenuti disciplinari -sebbene importanti perché permettono di affrontare la nostra memoria storica (chi siamo e da dove veniamo)- ma dobbiamo legare le nostre azioni didattiche allo sviluppo di competenze più ampie, quelle otto competenze-chiave concordate tra tutti gli stati membri dell'Europa che, tornando così alle nostre Indicazioni per il curricolo, sono l'ulteriore livello di riferimento/vincolo normativo dell'attuale scuola italiana: comunicazione nella madrelingua, comunicazione nelle lingue straniere, competenza matematica, in campo scientifico e tecnologico, competenza digitale, imparare a imparare, competenze sociali e civiche, il senso di iniziativa e l'imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale. (la definizione ufficiale delle otto competenze-chiave -Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006).

Ma facendo un altro piccolo salto dentro la scuola, dentro la classe, dobbiamo sapere che altre sigle nascondono non percorsi burocratici (non solo, almeno!) ma impegni dichiarati per affrontare consapevolmente le difficoltà: il PEI (Piano Educativo Individualizzato) per gli alunni disabili e il PDP (Piano didattico personalizzato) per gli altri alunni che richiedono percorsi personalizzati e tutti insieme entrano a far parte della categoria degli alunni BES (Bisogni Educativi Speciali). Quanti sono gli alunni con BES nella scuola? Stiamo lavorando per chiarire meglio a tutti noi di chi stiamo parlando.
E nel frattempo? Intanto vi suggerisco di leggere l'articolo di Marco Pellegrino, un passo ulteriore per fare chiarezza.

Il primo settembre 2014 si inaugura il nuovo anno scolastico per noi docenti che avremo, a questo punto, non tantissimo tempo per armonizzare tutte le sigle e tutte le teste (quelle di ognuno di noi!) affinché quello che emerga non sia un urlo straziante ma un coro armonioso di persone che credono nel loro operato e vogliono interpretare il ruolo docente dentro la logica di 'un miglioramento continuo dell'insegnamento', con l'aiuto di tutti, interni ed esterni, colleghi e dirigenti, genitori e specialisti.
Tuttavia i nostri migliori coach sono loro, gli studenti: dal 15 settembre 2014 all'8 giungo 2015 ci sottoporranno ad un continuo allenamento, ci daranno filo da torcere, ci faranno stare al settimo cielo e subito dopo ci potranno far sentire inadeguati, ci sottoporranno domande difficili a cui dare risposta, ci provocheranno per eludere gli impegni, ci sbalordiranno con i loro risultati e il giorno dopo ci lasceranno allibiti per le loro incongruenze ....ci obbligheranno a riflettere e a confrontarci ....

L'importante è non avere voglia di attribuire a loro ciò che non funziona a scuola, quando il sistema e le soluzioni adottate non daranno risultati: loro sono lì a fare il loro gioco, a pretendere attenzione, ad utilizzare quello che sanno fare. A noi il compito di tenere la regia in classe e la collaborazione con gli altri "registi" per realizzare una co-produzione che lasci tutti senza parole ... perché se non lasciamo noi "senza parole" ... tutti quelli che sono fuori della scuola potrebbero svalutare il nostro lavoro, nell'assoluta ignoranza di tutte le nostre sigle e del nostro impegno.


Buon anno a tutti ... ce la possiamo fare!!

Manuela Rosci


(1)"Gli obiettivi di apprendimento individuano campi del sapere, conoscenze e abilità ritenuti indispensabili al fine di raggiungere i traguardi per lo sviluppo delle competenze. Essi sono utilizzati dalle scuole e dai docenti nella loro attività di progettazione didattica, con attenzione alle condizioni di contesto, didattiche e organizzative mirando ad un insegnamento ricco ed efficace. Gli obiettivi sono organizzati in nuclei tematici e definiti in relazione a periodi didattici lunghi: l'intero triennio della scuola dell'infanzia, l'intero quinquennio della scuola primaria, l'intero triennio della scuola secondaria di primo grado. Per garantire una più efficace progressione degli apprendimenti nella scuola primaria gli obiettivi di italiano, lingua inglese e seconda lingua comunitaria, storia, geografia, matematica e scienze sono indicati anche al termine della terza classe." (Dalle Indicazioni)
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