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n.63 maggio 2016
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Unità didattiche per competenze e compiti di realtà
"La scuola del fare" tra docenti di un Istituto Comprensivo
di Giovinazzi Anna - Orizzonte scuola


didatticapercompetenze.worpress.com
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La normativa che decretò la nascita degli Istituti Comprensivi, se ben ricordo, per qualcuno risultò discutibile, ingenerò polemiche, suscitò malcontento: demolendo la stabilità di certi assetti, imponeva una riorganizzazione non soltanto amministrativa, ma anche in termini di spazi, tempi, e risorse umane, ivi compresa la relazione, gioco forza mettendo sulla stessa rotta i docenti dei tre diversi ordini di scuola.

Eppure era da oltre un quarto di secolo che si leggeva circa "la continuità nella scuola di base", con delle prassi orientate allo sviluppo del discente secondo differenti dimensioni anche della sua personalità.
Era l'epoca, infatti, in cui si era scoperto da poco il nesso tra "competenza affettiva e apprendimento", si considerava l'approccio epistemologico del Popper, con particolare riferimento a sistemi antropologici complessi, si guardava alla psicologia cognitiva come modello di riferimento per una rivisitazione dell'insegnamento, che non risultasse "sommativo" ma si connotasse per l'allievo come "significativo", ci si occupava della sua mente che si sviluppasse in maniera "ben fatta" secondo un indirizzo "ecologico". Di conseguenza, la valutazione sperimentava modelli alternativi a quello tassonomico, anche diversi tra loro, adottando una differente tipologia di documenti.
Offrendo "uguaglianza delle opportunità per l'equivalenza dei risultati" pure si ammetteva la comunicazione secondo una pluralità di linguaggi espressivi, parimenti cresceva l'attenzione per le possibilità fornite dalla tecnologia applicata ai casi in difficoltà: si è trattato di un complesso periodo di fermento nel panorama educativo, che rifletteva orientamenti culturali e trasformazioni sociali, nel quale forse ci si attendeva dall'alto un riordino dei programmi ministeriali, che fossero meglio "allineati" e coerenti con detti gradi dell'istruzione, come se una sorta di "deus ex machina" fosse preposto a liberarci da perplessità e dubbi, indirizzandoci al meglio nella pratica quotidiana delle lezioni che, si raccomandava dagli ambienti più "scientifici", andava superata nella sua modalità frontale. Si apriva la strada all'autonomia scolastica ed alle varie progettualità... eppure risiedeva nell'etichetta "verticalizzazione" una sorta di timore (del cambiamento?) che ci faceva stare lontani dal considerarne eventuali sviluppi positivi con possibili benefici proprio per l'utenza, tutta, diretta quanto indiretta.

La funzione di orientamento che l'istituzione scolastica oggi è chiamata a svolgere, infatti, assume un significato particolare proprio negli anni di base grazie alla continuità che può efficacemente attuarsi a partire dagli Istituti Comprensivi, con un'analisi incentrata sull'allievo e rilevazioni mirate ad individuarne gli interessi e le inclinazioni, precocemente, sin dalla scuola dell'infanzia. Si prende in considerazione la sistematica raccolta degli esiti, di varia tipologia, per i quali costruire un portfolio, strumento di trasmissione del processo di crescita in senso lato, anche digitalizzato ("e-portfolio") del singolo alunno, su cui meglio poter intervenire ed indirizzare l'intervento educativo-didattico anche offrendo delle opportunità formative ad hoc, per alcuni "personalizzate". L'istituzione dei Dipartimenti disciplinari, le differenti occasioni di riunione tra docenti e gli incontri dei diversi Organi Collegiali costituiscono opportunità di scambio di informazioni utili ad una presa di contatto realistica sulla situazione nel suo complesso e nelle sue specificità, con possibilità di co-progettare percorsi formativi negoziando il focus degli interventi, anche diluiti nel tempo, grazie alle rubriche di valutazione realizzate non più a priori ma, in base al curricolo verticale, nella condivisione di traguardi formativi. La certificazione delle competenze si allinea con le richieste della Comunità Europea, ma il percorso per giungere a tale punto di arrivo è, nei singoli sistemi educativi nazionali, assai differenziato.

Il nostro sistema ha scelto di procedere attraverso raccordo, comunicazione e sinergia tra i diversi ordini di scuola. Il curricolo progettato da ogni scuola ed inserito nel PTOF deve essere agito nella prassi didattica ai fini della valutazione e relativa certificazione, sino ad arrivare, negli Istituti superiori di secondo grado, alla pratica di scambio culturale con altri Paesi e/o all'alternanza scuola/lavoro grazie all'Autonomia, in modo funzionale: dalla presa in carico di un piccolo individuo della comunità culturale, la sua conduzione lungo un iter formativo, articolato quanto sensibile, perché questi possa svilupparsi come cittadino consapevole, responsabile, orientato, civile e democratico, in grado di inserirsi nel tessuto produttivo della società anche internazionale grazie alla competenza comunicativa, pure nella lingua comunitaria.

scuolavalore.indire.it
scuolavalore.indire.it
Ogni alunno possiede la propria "originalità", essendo unico e irripetibile, e ciò costituisce una risorsa, importante, preziosa. Per questo motivo è di capitale importanza lavorare in aula proprio sul clima della classe (che è "multilivello") e sulla relazione, così da poter giungere a misurare manifestazioni di competenza non mediante la compilazione di schede individuali, ma attraverso un'azione, un fare intorno ad Unità di apprendimento, in cui le discipline rappresentano gli strumenti delle competenze stesse, utili a svolgere quella progettualità longitudinale che oggi ha sostituito i programmi, abolendoli.

Il "compito autentico", allora, è significativo, articolato e contestualizzato, è "circoscritto".
Ogni allievo in seno al proprio gruppo ha pari opportunità ed i BES nella prassi trovano risposte concrete ai loro bisogni: l'inclusione è la regola agita perché l'apprendimento è facilitato e ciò anche da una leggibilità che è semplificata. Si conosce attraverso l'azione (epistemologia operativa) in un "compito di realtà", per livelli diversi e successivi dove i contenuti appartengono ad esperienze, che assumono carattere di metafora. Essendo fortemente diffusa la memoria a breve termine presso i giovani che, nativi digitali, sono oggi anche definiti "Mobile born", risulta strategico "granularizzare" le conoscenze perché possano essere immediatamente esperite ed applicate, consentendone il passaggio da un livello cognitivo ad uno affettivo attraverso la percezione dell'emotività connessa all'agire. Nella relazione con il gruppo per la pratica del compito, risulta un sistema di attivazione delle competenze che sono dinamiche e continuative: l'operatività ne consente una semplificazione, proprio per il coinvolgimento con i compagni, e facilita le conoscenze da ricordare. Ciascuno, in seno al proprio gruppo, allora, progetta, realizza, compila e valida, procedendo nella maturazione delle proprie competenze.

Nella realtà di un Istituto Comprensivo, quindi, per realizzare il singolo progetto di vita che sia congruente con le linee d'indirizzo e formative previste, pur nella diversificazione dei percorsi, già la scuola dell'Infanzia deve attivarsi anche con progetti linguistici precoci, per altro rispondendo ad un recente dettato ministeriale, mentre la scuola primaria deve guardare alla secondaria di primo grado traghettando degli allievi comunque in possesso di "strumentalità" utili al conseguimento del successo scolastico, a prevenzione di un abbandono nel successivo ordine di studi.
Procedere con queste finalità significa che il progettare oggi considera che dal "Mastery Learning" degli anni '70 si è passati allo "step by step" e l'alunno apprende attraverso collegamenti tra "micro-concetti" ed immagini, ad esempio, in una mappa concettuale ben organizzata, che apra alla rivisitazione/implementazione della sua mappa cognitiva.
Per la scuola Primaria, allora, il mandato è costituito dall'avviare efficacemente gli alunni lungo i percorsi verso i traguardi in uscita: in fondo, i nostri colleghi della scuola Secondaria domandano allievi che abbiano praticato le competenze-chiave UE nell'agire su compiti di realtà, dunque preparati a "risolvere problemi" di ordinaria quotidianità scolastica, tra i quali, per citarne alcuni emersi durante diversi incontri nel nostro Istituto, quelli di seguito segnalati:

youeduaction.it
youeduaction.it
Saper individuare "parole-chiave" per ricercare informazioni, selezionare contenuti adatti al compito dato così come costruire una mappa concettuale ed essere, al pari, in grado di decodificare un argomento nuovo dalla lettura dei vari blocchi, in quanto competenti nella comunicazione e capaci di usare nessi logici e causali; organizzare un lavoro trasmissibile ed esaustivo sia individuale che di gruppo; coordinarsi in modo autonomo per realizzare un prodotto co-operativo; comunicare anche attraverso la scelta di immagini e schemi significativi; conoscere e saper usare prodotti informatici, che siano i più adeguati allo scopo della consegna data; riconoscere e valorizzare le differenze individuali adottando soluzioni creative per la presentazione degli elaborati; conoscere e saper costruire un Power Point, per argomentare agli altri con una sequenza di slides, possedere un patrimonio lessicale di base in lingua inglese, utile al graduale approfondimento delle diverse tematiche della vita quotidiana.


E' come se andasse raggiunto, nel corso della scuola primaria, soprattutto il traguardo della prima tra le competenze-chiave: "Imparare ad imparare" rappresentando in maniera generalizzata ciò che fonda il "corredo formativo" degli allievi che vanno indirizzati ad una nuova forma di autonomia operativa, decisamente più adeguata non solamente alle richieste della Scuola Secondaria ma, più in particolare, allo sviluppo di una modalità di approccio alla conoscenza, che per ciascuno è orientata all'apprendimento permanente.

di Anna Giovinazzi
docente I.C. "Piazza Winckelmann" - Roma
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