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n. 26 ottobre 2012
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Universi percettivi e scuola
Il virtuale e il Reale nella scuola e nella società dell'Informazione
di Russo Domenico - Scuola & Tecnologia
Contenitori instabili di informazioni

L'affermarsi di un modello culturale/comunicativo sugli altri non è accidentale, la fortuna di internet e della telefonia cellulare, negli ultimi anni, è la naturale evoluzione di una fortissima estensione in orizzontale del sistema di informazioni.

Accedere a una biblioteca, cercare negli indici, selezionare un volume, sono operazioni che normalmente richiedono competenze definite dentro un processo logico sequenziale e lineare, fatto di scelte coordinate nello spazio e nel tempo.
Diversa è la condizione del muoversi nel tempo e nello spazio attraverso contenitori instabili di informazioni. Circolare per le strade di Manhattan, di Roma o di Milano, di notte o nelle ore di punta, sono esperienze di "impregnazione"(1) da informazioni, in questo caso la raccolta di dati avviene in una sequenza casuale, condizionata sostanzialmente dal nostro stato emotivo.
La stratificazione di sensazioni, immagini suoni e segni ci trasforma in veri e propri registratori sensibili di informazioni, a un certo punto non siamo più in grado di distinguere il paesaggio reale da elementi sovrapposti che ci rimandano a un mondo irreale/immaginario.
Un cartellone pubblicitario che occulti I'ingresso di un palazzo rinascimentale è certamente una cosa concreta ma finisce per funzionare come un link di collegamento con altri universi di significato.

Apparentemente tali sovrapposizioni percettive non disturbano più di tanto, una volta che se ne è fatta I'abitudine, in realtà il sistema corpo/mente ha immagazzinato, ponendoli sullo stesso piano, un dato concreto, nella relazione spazio tempo (quello che ci impedisce di sbattere la faccia sul portone del palazzo) e un dato immaginario che ci trasporta in un altro mondo, con potenti investimenti di tipo emotivo, operazione dagli esiti difficilmente controllabili per lo stesso operatore pubblicitario (2).

Cosa succede allora dentro di noi?

In parte ci soccorre il concetto freudiano di "condensazione", una rappresentazione unica che è punto di intersezione di diverse catene associative di senso. La nostra mente elabora allora oggetti complessi, difficilmente intelligibili, che agiscono su di noi con logiche apparentemente irrazionali, così la realtà in cui viviamo ci appare a tratti inadeguata, lo spazio e il tempo sembrano non assecondare il nostro corpo che li subisce come limiti oppressivi.

È facile verificare, soprattutto nelle nuove generazioni, una grande difficoltà di concentrazione all'interno di una comunicazione lineare (una conferenza o una lezione frontale standard) e la tendenza a utilizzare parole o frasi del relatore/insegnante come trampolini di lancio per costruire, at-traverso libere associazioni di senso, i più svariati enunciati.
Anche in questo caso la parola di partenza funziona come link sensibile per accedere ad altri mondi significativi...
Siamo talmente abituati a percepire messaggi condensati che, nella visione di un film, in una normale sala cinematografica, finiscono per mancarci le pause/finestre degli spot pubblicitari...
Link sensibili potrebbero essere i nostri indispensabili cellulari, l'abuso quotidiano dei telecomandi televisivi, matite profumatissime ed elastiche, gomme per cancellare a forma di sandwich o altri in-finiti gadget multiuso... tutto quanto insomma ci permette di evadere all'istante dal continuum spazio-temporale.

Siamo, infatti, irresistibilmente attratti (in particolare bambini e ragazzi) da rappresentazioni della realtà flessibili e dinamiche: i giochi elettronici tridimensionali dell'ultima generazione, spot fluidi e coloratissimi, film e fiction che esaltano nelle riprese l'uso del "mosso".
Navigare oggi sulla rete virtuale di Internet appaga le nostre esigenze di CONDENSATORI DI INFORMAZIONI.

Il paese delle meraviglie
Internet sostituisce all'universo emotivo di informazioni stratificate e di connessioni casuali un controllo e una progressione logica, nelle operazioni di attraversamento/navigazione che concretizza e regola un piacere dello spostarsi senza limiti, dove oramai finiscono per coincidere l'idea di informazione e l'idea di movimento.
Informarsi significa essere in movimento. Anche professionisti e ricercatori che usano la rete, per motivi di lavoro, non sfuggono alla seduzione del gusto della navigazione che in alcuni casi gli consente, attraverso procedimenti apparentemente irrazionali o forse di un altro ordine razionale, di assumere empaticamente informazioni rilevanti proprio su questioni di cui si stanno occupando.
La navigazione su Internet trascende ormai il mezzo (il computer canonico) che la rende possibile, sono da tempo in vendita cellulari/smartphone/tablet, con sistemi operativi semplificati ma potenti, in grado di collegarsi alla rete in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.
Disporre, in tempo reale, di tutte le informazioni di cui si ha bisogno, portandosi in tasca il pozzo dei desideri, non risolve però il problema della relazione tra reale e virtuale.

L'irrompere di un virtuale organizzato nel nostro campo percettivo concreto ci espone comunque a una alterazione spazio-temporale: quando il mio corpo è in movimento la mia mente non può essere in rete - quando la mia mente è in rete il mio corpo non è in movimento.
Chi cammina per strada o guida con gli occhi sul display del cellulare mette sicuramente a rischio la sua incolumità e quella di altri nell'universo concreto tridimensionale che sta attraversando.
Il problema è: c'è ancora una notevole distanza/differenza tra gli spazi virtuali veicolati dalle nuove tecnologie informatiche e gli spazi reali da noi ereditati dal ventesimo secolo.

Eppure le nuove tecnologie virtuali stanno rapidamente sgretolando il nostro concetto di spazio reale.

È pensabile una mutazione, in tempi relativamente brevi, del mondo reale nella direzione di un universo fisico interattivo? Probabilmente sì, e forse lo schermo touchscreen del nostro tablet (porta magica o via di fuga?) ne è una prefigurazione.
Il mondo fisico del futuro, dalle aree urbane agli elementi naturali, potrebbe allora rispondere ad alcune caratteristiche presenti nel mondo virtuale: la velocità, la mutevolezza, la morbida luminescienza, la sensibilità interattiva ... insomma una specie di "paese delle meraviglie".
Una cosa è certa, le case, le strade, il paesaggio naturale (una manipolazione genetica "buona" potrebbe creare in futuro alberi illuminanti o chissà quant'altro ...) del XXI secolo non somiglieranno affatto alle case, alle strade e al paesaggio di oggi.
In molti centri urbani delle grandi metropoli orientali, interi quartieri di cemento sono fatti brillare per far posto a nuove costruzioni, edificate con materiali ecocompatibili, che entrano in una relazione diversa con gli ambienti naturali circostanti.
Tutta l'edilizia del cemento armato, che l'attuale ingegneria garantisce 100 anni (alla lunga la ruggine corrode i tondini e i pilasti esplodono), nei prossimi 50 anni rischia di scomparire.

Dove apprendo e quando apprendo
Chi attraversa un mondo/rete di relazioni sosta e apprende solo in aree (potremmo chiamarle stazioni di servizio) percettivamente seducenti (l'indotto dei costruttori di pagine web è in espansione).
In altri termini, l'informazione viene recepita non solo per i contenuti che veicola ma soprattutto per la modalità di organizzare gli stessi in una forma/struttura dinamica e accattivante.
Considerazioni che trasferite nel mondo reale suonano, per l'eventuale operatore/formatore, come un vero e proprio imperativo categorico.


Gestire un percorso formativo/informativo in un'aula avvertita da tutti come prigione percettiva è diventato oggettivamente difficile. Qualsiasi attività viene consumata in tempi rapidissimi, tant'è che all'insegnante sono richieste, in continuazione, dai ragazzi, competenze espressive di intrattenimento di tipo professionale (che comunque non basterebbero).
L'insuccesso inevitabile dell'operatore/formatore si trasforma, nella maggior parte dei casi, in problema di natura disciplinare: piccoli e grandi atti di violenza, verso se stessi, il gruppo e gli arredi, sono all'ordine del giorno.
Nel saga dei film "Matrix" dei fratelli Wachowski la lavorazione sul set prevedeva un continuo scambio di informazioni, manipolazioni e sovrapposizioni, tra realtà biologica e realtà artificiale, senza privilegiare l'una o l'altra, tra scene filmate dal vivo (con tecniche molto avanzate) e scene elaborate al computer.
Al di là dei risultati (sequenze molto seducenti), questo tipo di metodologia potrebbe essere utilizzata come modello educativo/operativo: una perfetta sinergia tra potenzialità espressive dell'uomo e uso di nuove tecnologie, per padroneggiare I'affermarsi di un universo percettivo praticamente illimitato, inteso cioè come rete sensibile mutante (nel senso di mutare ed essere mutata) in relazione alle sollecitazioni di chi l'attraversa, in evidente opposizione all'idea classica Albertiana di una realtà prospettica che è stabile armonia tra chiari e scuri, tra profondità e superfici.

È urgente, pena un'involuzione violenta della realtà, secondo dinamiche distruttive, care alla psicologia, trasformare le nostre classi in laboratori per sperimentare tecniche didattiche interattive tra reale e virtuale.

Educare al pensiero creativo
Generare pensiero creativo in una realtà attraversata da potentissimi flussi di informazioni e modelli di rappresentazione/comportamento è esattamente la sfida culturale che ogni educatore oggi è chiamato ad affrontare...
A più voci spesso si dichiara una certa impotenza della scuola a gestire eventi della realtà che la circondano, la assediano, rendendola sempre più evanescente o addirittura non necessaria.
Un grande cambiamento è in atto, segno chiaro ne è la continua richiesta, a scuola, da parte delle nuove generazioni di studenti, di attività manipolative/rielaborative/creative, fortemente analogiche, nei diversi ambiti linguistici, a fronte di saperi scolastici proposti/praticati tradizionalmente analitici, sequenziali.

In questa realtà mutante il docente (di qualsiasi disciplina esso sia) è ancora "vero e reale" se è capace di attraversare, con chiavi creative, la rete di comunicazioni che ci avvolge con pressanti poteri di delocalizzazione e detemporalizzazione del gruppo di lavoro.
Non si tratta dunque, come comunemente si crede, di escludere la rete dal gruppo classe, al contrario è opportuno calare profondamente il gruppo classe nella rete, usandone il più possibile i linguaggi/codici che la costituiscono.
In altre parole, per esempio, è inutile analizzare nei minimi termini uno spot pubblicitario, mentre sarebbe molto più interessante e redditizio costruire una lezione come se fosse uno spot pubblicitario... e via dicendo.
Si tratta, perciò, di assumere abiti e azioni di comunicazione e di linguaggio suggeriti e riportati dagli stessi ragazzi in una dimensione trasversale della cultura che da tempo è cara alle più brillanti menti creative.

Nella società dell'informazione essere creativi significa, non ritagliarsi spazi in luoghi asignificativi (i tradizionali spazi protetti della cultura), ma partecipare attivamente (con operazioni di linguaggio trasversali/analogiche) dei continui processi di destrutturazione e ristrutturazione linguistica operanti nella nostra realtà.

La LIM questa sconosciuta
L'uso della LIM, in classe, opera una riorganizzazione dello spazio fisico e mentale, nell'azione didattico-educativa, determinando tutta una serie di eventi che vanno ben al di là di una facile sintassi dei supporti multimediali all'insegnamento.
La LIM non è, infatti, un oggetto tecnologico neutrale, non declina soltanto sequenze logiche di immagini, suoni, colori, documenti filmati, esercizi, grafici, mappe concettuali, ecc... è in realtà un potente strumento per costruire nuove dinamiche di apprendimento.

I processi che si possono determinare ci consentono, in parte, di recuperare, nei set educativi, il gap, avvertito da tutti gli insegnanti, tra tempi e i ritmi della tradizionale comunicazione de visu (alunni-insegnanti) e tempi e ritmi della comunicazione mass-mediatica.
Queste condizioni non azzerano le buone dinamiche della relazione educativa, al contrario possono facilitarle.
Costruire in classe un contesto di comunicazione didattica più seducente e interessante deprime dinamiche relazionali distruttive.

L'uso della LIM può e deve rivoluzionare lo spazio e il tempo dell'azione didattico-educativa, attraverso l'elaborazione di procedure capaci di saldare spazio virtuale e spazio reale.
Non si tratta dunque di utilizzare la LIM semplicemente come contenitore di determinati software didattici (cosa che sta puntualmente avvenendo) che supportino le nostre parole e le nostre azioni, ma di elaborare procedure di comunicazione che non prescindano da un uso creativo e coinvolgente di questo strumento.
In un tale contesto di comunicazione multimediale, così come ci hanno insegnato tutte le esperienze di ricerca sui linguaggi creativi del ventesimo secolo, si possono costruire alfabeti comportamentali, logici e analogici, con un coinvolgimento a 360° del gruppo classe, recuperando/socializzando, in parte, quel prezioso bagaglio di comunicazioni neo-tecnologiche di cui l'attuale generazione è portatrice all'ennesima potenza.
L'eventuale uso in classe dei tablet, per altro, diventa un ulteriore interfaccia operativa per sperimentare e ricercare dentro una modalità di comunicazione (l'uso diffusissimo di cellulari multifunzione), così cara ai nostri ragazzi e attualmente negata o addirittura sanzionata dal sistema scola-stico.
Sarebbe auspicabile, per i prossimi MIUR, elaborare un progetto di ricerca, condiviso in diversi contesti scolastici territoriali italiani, per sperimentare procedure didattico-educative negli inediti ambienti di apprendimento che l'uso della LIM può determinare.


Domenico Russo è insegnante nel I.C. di Maiori (SA), si occupa di comunicazione espressiva e nuovi media, è attivo nel Movimento di Cooperazione Educativa.


(1) A. Moles "Sociodinamica della cultura" Firenze 1971

(2) G.P.Ceserani "I persuasori disarmati" Bari 1975
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