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n.18 dicembre 2011
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UP
Non si è mai troppo vecchi per essere bambini
di Gori Francesca - Didattica Laboratoriale


Negli ultimi tempi il cinema, a mio avviso, non ha trattato troppo bene i bambini. Li ha costretti a crescere troppo in fretta e ad affrontare, anche se ridendo, tematiche eccessivamente "adulte", violenza gratuita e linguaggio volgare, o li ha declassati ad "esseri elementari" ai quali scomporre la complessità del mondo in maniera così minima da alterarne le dinamiche e il senso profondo.

Un film "per bambini" infatti, non è sinonimo di un film STUPIDO, non è un film SEMPLICE, necessariamente ALLEGRO e spensierato.
Un film per bambini è un film dal quale anche un bambino, serenamente, può sperimentare le emozioni più diverse senza pericolo di farsi male.

Quando penso ad un film così, a me viene subito in mente UP.
UP è un prodotto della Pixar, uno di quei gioiellini che il cinema regala sempre con più parsimonia. E' stato prodotto nel 2009 come primo film d'animazione 3D della Disney Picture ed è stato il secondo film di animazione della storia ad essere stato nominato agli Oscar come miglior film, ottenendo 5 nomination in totale.

Oltre al biglietto da visita, già di per sé prestigioso, la grande forza di questa pellicola è nell'originalità della sua trama, nella concreta imperfezione dei suoi personaggi e nel tentativo onestissimo di dare al racconto, al di là del tipico taglio fiabesco, l'opportunità di toccare con delicatezza temi della vita di tutti giorni che ogni bambino sperimenta.

UP racconta di un vecchietto, Carl, e di sua moglie (che sono già uno strappo alle convenzioni dell'animazione) che fin da bambini, uniti da un forte senso dell'avventura, si promettono di fare un viaggio nell'America del Sud per visitare delle famose cascate viste fino ad allora solo in cartolina e di costruirvi una casa. La vita però, come accade spesso, li porta a compiere altre scelte, il lavoro, i figli, gli imprevisti della quotidianità. Crescono e invecchiano felicemente una accanto all'altro ma senza poter realizzare il loro sogno. Quando la moglie di Carl muore di vecchiaia, lui, esperto viaggiatore e venditore pensionato di palloncini, decide di mettersi in viaggio verso quei luoghi lontani. Lo accompagnerà un boy scout, Russell, un bambino grassottello incontrato per caso, che per quanto diametralmente opposto al personaggio principale, si dimostrerà avere con l'anziano più affinità di quanto chiunque possa immaginare.

Si diceva una volta che, con i cartoni animati, si ritornava tutti bambini.
Davanti all'animazione della Pixar si può, a scelta, restare adulti o tornare fanciulli e godersela in ogni caso.
C'è l'avventura, ci sono le peripezie di questa strana coppia, i pericoli e le insidie.
Ci sono valori come l'amicizia, la solidarietà, la comprensione reciproca, l'apertura al nuovo che fa restare vivi e giovani, l'entusiasmo per ciò che la vita può offrire, anche quando pare non ci sia più nulla in cui credere.

Ma c'è anche una riflessione commovente e profonda sulla vecchiaia e sul valore dei sogni e dei ricordi, spesso richiamati da un oggetto, dal ripetersi di gesti condivisi da anni di vita in comune, c'è un lutto e la sua elaborazione dolorosa.
Temi inconsueti per un film d'animazione, che ha il dono magico della leggerezza e della delicatezza, che può unire più generazioni.

Francesca Gori, patita cinefila e profonda conoscitrice
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