Torna nella homepage
 
n. 51 marzo 2015
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:13 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Valorizzare  la diversità'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Valorizzare la diversità
Ognuno sia risorsa per l'altro!
di Ruggiero Patrizia - Inclusione Scolastica
Di seguito la sintesi dell'intervento della collega Patrizia Ruggiero al convegno FIABA: "Interventi e prospettive per una scuola nuova e inclusiva. Gli insegnanti di sostegno si confrontano e propongono" tenutosi il 23 Febbraio a Roma


"VALORIZZARE LA DIVERSITA', OGNUNO SIA RISORSA PER L'ALTRO"
È una bella frase, non fa una piega, logica conseguenza l'una dell'altra ma... è più che altro un invito, un incoraggiamento, una speranza.

Considerare la diversità come un valore ci sembra un'affermazione buona e giusta ma nella realtà scolastica rischia, da una parte di rientrare nell'OVVIO, dall'altra invece, rimane tutt'al più un'idea in uno strato corticale, nella mente degli insegnanti, ma non è affatto "digerita" e non entra nella pratica.
Anzi, confrontandomi con i colleghi, ho visto come sia più "naturale" vedere la diversità nella sua accezione negativa e pensare all'alunno problematico, difficile/diverso.

È un notevole salto culturale -emozionale quello che ci separa dal vivere la diversità come valore, che orienti le nostre scelte e i nostri percorsi.
La consapevolezza di star "andando verso" questa meta è determinante!
È un cammino difficile già a partire dall'accettazione della nostra diversità, anche con il dolore che questo comporta, per arrivare a considerare ognuno diverso, semplicemente un altro.
È per questo che la risorsa alunni, una risorsa possibile, sempre consigliata, sicuramente disponibile, è così poco utilizzata!

Sembra una operazione banale, ma nei miei lunghi anni passati in compresenza, ben 25, non l'ho mai vista praticare, neanche saltuariamente.
Mi ci fece riflettere qualche anno fa una mia cara collega Lucia, chiedendomi come mai, nelle mie classi, riusciva facilmente a portare avanti un percorso individualizzato, per alcuni alunni, con l'aiuto dei compagni e in altre classi no. Questa considerazione mi ha messo in condizione di osservare più attentamente e mettere "a regime" quello che facevo in classe e verificarlo in tutte le situazioni.

Una delle tecniche che adotto nel PROGRAMMA DI AIUTO RECIPROCO che sto sperimentando è la cura del tutor: l'alunno che sta nella situazione più difficile è quello che viene visto, incoraggiato, gratificato. Va colto anche il più piccolo segnale positivo.
In questi anni di sperimentazione e di ricerca, grazie anche alla formazione specifica che ho ricevuto partecipando ad un master in "counseling professionale", ho individuato alcuni elementi/cambiamenti e condizioni utili all'agevolazione di un contesto favorevole alla "attivazione della risorsa alunni".

1.Identificare confini per creare una nuova realtà.
Considerare la classe un setting particolare, unico nel suo genere, sia perché ogni classe è diversa e sia perché è di per sé un luogo singolare. A volte è necessario isolarla dal contesto familiare-territoriale o da esperienze pregresse per ridefinire ruoli . Può facilitare Introdurre concetti nuovi che prendano il posto di altri: amici // compagni di lavoro, per sperimentare la possibilità di "convivere " con una persona con cui non hai scelto di stare.

2.La regola come strumento facilitatore: Creare un nuovo sistema di regole funzionali che vanno ridefinite, contestualizzate.
La prima regola è l'accettazione dell'altro e del suo sforzo e poi "ognuno risponde per sé", "si può solo aiutare". Non anarchia, ma ambiente controllato e gestito da un adulto, in cui gli alunni sono i protagonisti e diventano mano a mano artefici della loro realtà.

3. Costruire un nuovo sfondo, che non è quello con il quale siamo cresciuti noi nella nostra scuola. Va disegnata una scenografia adatta.
L' implicito che c'è spesso è contrastante con quello che dobbiamo fare. La classe non è un'aula di tribunale! "non è giusto per gli altri!" è una convinzione irrazionale che possiamo sostituire chiedendoci "cosa è giusto per quel ragazzo?".
Il concetto di giustizia si trasforma completamente: "la legge è uguale per tutti", la frase alla quale ci appelliamo nei momenti di disperazione, è assolutamente impropria in un contesto che ricerca la diversificazione. Fa parte di questo sfondo la convinzione profonda che è giusto dare ad ognuno quello di cui ha bisogno (concetto di equità).

4. Focalizzare sulle positività è una operazione mentale che necessita consapevolezza, allenamento, attenzione e cura costante che va continuamente coltivata e implementata. Stare su quello che c'è piuttosto che su quello che manca, evidenziarlo e poi trovare strategie su come sostenere, ampliare, far diventare risorsa, dare valore. Ogni caratteristica può avere una valenza positiva. Cambiare il focus nel Consiglio di classe (v. articolo "Odg analisi situazioni problematiche" su lascuolapossibile.it)

5. Sostituire visione lineare //sistemica
Ho notato che quando gli insegnanti parlano di un bambino diverso, con handicap, straniero o semplicemente problematico, emerge una visione lineare insegnante-alunno come se si trattasse di un rapporto uno a uno: in genere non si considera che c'è un contesto, o tutt'al più lo si considera un ostacolo, un intralcio "come faccio io, ho tutta la classe! e gli altri alunni?". Si genera così una insanabile dicotomia, "seguirne uno o gli altri", nella ricerca miracolosa di moltiplicarsi per seguirli tutti!
Invece i ragazzi sono molto attratti e attenti a quello che succede tra di loro: la maggior parte dei comportamenti di alcuni è determinata dal rapporto con i compagni! E quindi, in positivo, ascoltano con più attenzione anche le spiegazioni, l'incoraggiamento.

6. Considerare ognuno speciale: di chi ci occupiamo di meno, del ragazzo in gamba intelligente interessato seguito dalla famiglia che troverà comunque una sua strada?

7. Praticare una didattica metacognitiva. Se il focus è incentrato su "come apprendere" e non solo sul contenuto,anche chi aiuta utilizzerà la stessa modalità.

8. Mettere in campo una relazione di aiuto che risponde a requisiti tecnici, competenze tecniche, deriva da un training specifico, in cui le parole Fiducia Rispetto Calore Empatia Ascolto Reciprocità Autenticità assumono significati e diventano comportamenti.
L'insegnante counselor che aiuta l'altro ad aiutarsi, mostra agli alunni le tecniche di un nuovo modo di rapportarsi, e li aiuta ad apprenderle. Le abilità di problem solving cognitivo-relazionale vengono assimilate dai ragazzi, i quali, all'interno di gruppi e nelle molteplici attività didattiche, imparano a diventare piccoli counselor.

AIUTARE TUTTI PER AIUTARNE UNO: da qualunque angolo della scacchiera parte, l'aiuto si moltiplica esponenzialmente, come il grano sulla scacchiera del faraone.

Patrizia Ruggiero, docente di sostegno IC Belforte del Chienti, Roma - counselor

Per altri riferimenti vedi gli articoli sulla rivista telematica lascuolapossibile
Per ricercare altri articoli clicca qui


Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional