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n.6 ottobre 2010
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Valutare la scuola: è possibile?
Riflessioni e puntualizzazioni
di Menna Rosanna - Organizzazione Scolastica
Quando nel settore dell'istruzione si parla della valutazione delle azioni svolte dalla scuola, automaticamente tornano a galla alcune obiezioni e tra le più comuni si sente dire che:

? la scuola non è un'azienda e quindi non si possono applicare ad essa quelle metodologie valutative che sicuramente sono efficaci in altri ambiti, ma non in quello scolastico;

? ciò che la scuola produce non si può valutare poiché i risultati dell'azione educativa sono tanti e difficilmente quantificabili; pertanto non è possibile ridurli a dati empirici;

? non è necessario raccogliere molti dati per sapere come vanno le cose. Chi di noi non ha sentito frasi del tipo: "Io i miei ragazzi li conosco benissimo"; oppure "Sono stato a insegnare all'estero e vi posso assicurare che la nostra è la miglior scuola d'Europa".

È fuor di dubbio che la scuola non è un'azienda, almeno nel senso che la scuola non ha un fine economico (ha comunque un costo economico, visto che i cittadini pagano per il servizio). Tuttavia nessuno può negare che la scuola è un'organizzazione e da questo punto di vista è un'organizzazione molto complessa, strutturata e produce un servizio educativo. È proprio in virtù di questo che la scuola non può sottrarsi alle regole che governano tutte le organizzazioni, tra le quali rientra la valutazione della sua efficienza ed efficacia anche perché queste attività hanno sempre fornito indicazioni utili e finalizzate al miglioramento del governo dell'organizzazione stessa.

Anche l'appunto relativo alla difficoltà nel valutare il prodotto della scuola è solo in parte vero, nel senso che la scuola non produce un bene materiale, le cui caratteristiche sono facilmente verificabili, ma dà un servizio molto complesso, come quello educativo, sul quale vanno ad intervenire molteplici fattori, sia interni che esterni alla scuola.

Potremmo dire che il prodotto della scuola è sia multidimensionale (non esiste una sola e condivisa visione degli obiettivi del sistema scolastico) che prodotto di fattori diversi (sui risultati degli alunni non pesano solo le capacità didattiche e l'impegno degli insegnanti, ma anche il clima scolastico, l'ambiente sociale e culturale di appartenenza, le aspettative dei genitori, i livelli di partenza...).
Premesso ciò, non vuol dire che il prodotto delle scuole non si possa valutare ma significa che per misurarlo bisogna prestare maggiore attenzione e adottare delle precauzioni quali:

? concordare prima la definizione di prodotto in modo che ci sia condivisione sul significato di ciò che si va a valutare;

? definire i prodotti in termini operativi e concreti in modo che si possa effettivamente misurarlo attraverso questionari, prove di apprendimento, osservazioni dirette;

? eliminare dai dati raccolti le variabili esterne, in modo da mettere in evidenza gli effetti della sola azione scolastica.

Chi solleva la terza obiezione appartiene sicuramente alla categoria di persone che si creano una rappresentazione del mondo solamente sulla base delle proprie esperienze personali, senza pensare che l'esperienza personale è parziale e qualche volta può indurre in errore. Ad esempio, il giudizio sui risultati della nostra classe può essere condizionato dal contesto di riferimento e dalle esperienze avute nel passato: chi ha avuto sempre a che fare con bravi studenti troverà scadente una classe che non corrisponde agli standard del passato, anche se le prestazioni di quella classe sono superiori alla media. Quindi vi è assoluto bisogno di riferimenti oggettivi per sapere qual è effettivamente il livello raggiunto.

Altro nodo cruciale è rappresentato dalla valutazione esterna. I docenti sono divisi tra coloro che accettano la pratica della valutazione esterna come strumento di controllo e di supporto ai docenti e coloro che ritengono che la categoria stessa non abbia bisogno né di controlli né di supporti, avendo elaborato le proprie modalità di verifica. Tra i vantaggi che la valutazione offre vi è quello di spingere la scuola a definire con più chiarezza i propri obiettivi di sviluppo, abbandonando logiche di tipo autoreferenziale. L'attività di valutazione consente alla scuola e ai docenti di posizionarsi rispetto al resto del sistema, non solo in modo soggettivo ma anche in modo oggettivo. La conoscenza dei risultati raggiunti e l'individuazione dei punti di forza e di debolezza permette inoltre di intervenire in modo mirato ed agire sui fattori che migliorano l'offerta scolastica.

L'attività di valutazione a livello d'istituto costituisce un modo per far lavorare insieme, concretamente, gli insegnanti.

Ed infine, non bisogna dimenticare che il fine della valutazione non è la preparazione di un rapporto cartaceo, anche se questo ne costituisce un atto necessario. Come evidenziato nel CERI-OCSE, Schools under scrutiny (Parigi 1995):

"la valutazione della scuola non dovrebbe essere vista come un fine in se stesso, ma come la prima tappa di un lungo processo di miglioramento della qualità".



Rosanna Menna, Docente I.C. Via Perazzi 46 - Roma
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