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n. 62 aprile 2016
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Valutazione in crescita!
Valutare le competenze: motivazione in "rilievo"
di Calcagni Maria - Orizzonte scuola
Il confronto sul significato di competenza ha inizio negli Stati Uniti in riferimento al "riconoscimento" delle specificità proprie delle diverse funzioni lavorative. Dalla fine degli anni novanta il termine viene sempre più spesso utilizzato anche nel linguaggio della scuola. Da allora, in ambito culturale e istituzionale, si continua a discutere sul concetto poliedrico di competenza, sulle sue modalità di sviluppo e sugli strumenti utili per una corretta valutazione.

Ma di fatto cosa significa essere competenti e soprattutto come si rende possibile l'applicazione di un sistema di valutazione delle competenze che sia il più possibile chiaro, funzionale, "oggettivo"?

Stabilire una definizione univoca del termine competenza è stato nel tempo piuttosto complesso poiché il vocabolo racconta significati diversi in base alla cultura, all'ambito disciplinare o professionale in cui viene utilizzata. La competenza scaturisce da un insieme di capacità e atteggiamenti acquisiti gradualmente attraverso un percorso formativo e sociale e richiama un inevitabile processo di "accomodamento" tra il gradito e il richiesto dalla famiglia, dagli amici, dalla scuola o dal mondo del lavoro. Essa deriva dal latino cum (andare, dirigersi verso) e petere (chiedere, sollecitare), presuppone flessibilità di adattamento, maestria, impegno e responsabilità nell'assumere decisioni che consentano di uscire dalle difficoltà.
In ragione di ciò, in campo accademico, si è affermata nel tempo una progressiva attenzione verso quella dimensione interiore del soggetto, meno visibile rispetto ai comportamenti osservabili e dimostrabili durante lo svolgimento di un compito.
Riprendendo una rappresentazione psico-analitica, alcuni autori hanno proposto di raffigurare la competenza come un iceberg, in cui la parte affiorante rappresenta le componenti osservabili come abilità e conoscenze e nella parte meno visibile vengono poste le componenti soggettive interne connesse ai processi di apprendimento come la motivazione, l'immagine di sé, la sensibilità, la consapevolezza e tutti gli aspetti socio-emotivi difficilmente "misurabili". Ciò mette in luce la difficoltà insita nella valutazione delle competenze che induce inevitabilmente a porre l'attenzione "sotto la superficie" dell'acqua.

La motivazione è la chiave degli apprendimenti; essa è sostenuta da fattori interni come l'attesa del piacere e del successo, il controllo di risposte impulsive o irrazionali, la canalizzazione di energia verso il raggiungimento di un'identità personale e il rafforzamento dell'autostima e necessita di fondamentali fattori esterni che richiamino azioni attivate da individui significativi per l'individuo.
L'interesse e l'attenzione profusa dagli adulti di riferimento, con i quali la persona ha stabilito un rapporto affettivo, contribuiscono a nutrire la motivazione ad apprendere. In questo quadro i docenti assumono il ruolo di promotori del sapere, di facilitatori di cambia-menti, attraverso la creazione di condizioni in cui gli alunni avvertono l'amore per la ricerca, la gioia ed il gusto di imparare.
Come sostiene Bruner "l'apprendimento scolastico può essere originato e sostenuto soprattutto dalle motivazioni intrinseche, cioè dalla volontà di apprendere, che si manifesta come curiosità, desiderio di competenza, bisogno di identificazione, bisogno di reciprocanza" (Bruner, 1967).
Ciò rimanda all'annoso compito sul come valutare le competenze nell'ambito di un sistema d'istruzione basato ancora sostanzialmente su un modello tradizionale d'insegnamento in cui il sapere è qualcosa di dato, che va essenzialmente trasmesso e poi riprodotto dallo studente.
L'individuazione delle competenze per l'apprendimento permanente indicate in ambito legislativo induce ad un sostanziale cambiamento del modo di elaborare il sapere, meno statico ed avulso dal conosciuto, e all'applicazione di nuovi strumenti di valutazione.

Alla base della valutazione delle competenze troviamo l'osservazione sistematica dei processi attivati dall'alunno nella risoluzione dei compiti di realtà . A chi osserva si richiede l'attivazione di capacità di analisi e sintesi per rilevare la presenza di conoscenze, abilità di metodo e caratteristiche personali avviate nel processo di apprendimento. Occorre mettere in atto una "competente" ricerca di elementi, di testimonianze del percorso effettuato che siano funzionali a descrivere la competenza stessa. Spetta ai docenti esaminare, programmare e approvare collegialmente i criteri di valutazione da indicare nel PTOF della scuola. Tale ruolo induce inevitabilmente ad un lavoro di relazione, di tempi scolastici dedicati a momenti di confronto costruttivo in cui dibattere su presupposti basilari del sistema valutativo, su criteri e modalità di attribuzione del giudizio, sulla validità e attendibilità degli strumenti di rilevazione degli apprendimenti. Sono stati proposti strumenti di osservazione come griglie, questionari e interviste che facciano riferimento a condivisi indicatori di competenza come autonomia, relazione, partecipazione, flessibilità, consapevolezza, responsabilità, che la scuola sta imparando ad applicare.
Le trasformazioni presenti oggi nel sistema scolastico rimandano ai docenti grandi responsabilità; contribuire ai cambia-menti del sistema, che fatica a disporre concretamente di occasioni favorevoli e "motivanti" per sperimentare e crescere, richiede passione, dedizione, entusiasmo e tempo.
Nel suo significato etimologico il termine valutazione discende dal latino valitus (validus): essere forte, sano robusto e in esso va riconosciuto il suo valore educativo. La valutazione ha una importante funzione formativa per chi viene accompagnato nel suo processo di apprendimento ma anche per chi la struttura, sia nella sua valenza assoluta, quando si riferisce ad una singola prova, sia in quella relativa che ascrive al processo di apprendimento.
Considerare la valutazione come una occasione di crescita, di miglioramento e di scoperta di capacità inimmaginabili vuol dire migliorare la qualità del processo nella consapevolezza di come una competenza, pur essendo difficilmente misurabile in termini oggettivi, deve essere "identificata e dichiarata".

Molte risorse dell'uomo sono ancora da svelare e il potenziale di ognuno può veramente manifestarsi nei modi più disparati: a noi il compito di com-prendere come farlo emergere.

di Maria Calcagni,
Pedagogista clinico e docente presso I.C.Alfieri-Lante della Rovere, Roma
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