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n 36 ottobre 2013
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Articolo 'Via Castellana Bandiera'  >>>
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Via Castellana Bandiera
Un cambio di visione
di Riccardi Barbara - Orizzonte scuola

Se ci pensiamo attentamente, avendo avuto 5.000 visitatori nel mese in cui la nostra rivista è in vacanza, possiamo definirci, più o meno, la nuova "Scuola della betulla, originariamente bianca, ora rosso passione Possibile". La nostra redazione al passo con il Gruppo libertario Giapponese Shirakabaha.

N.B. Shiraka-ba "Betulla bianca" è il nome di una rivista letteraria giapponese pubblicata a Tokyo dal 1910 al 1923.
Nacque come rivista autoprodotta di un gruppo di scrittori e artisti che assunsero in seguito il nome di Shirakaba-ha. Molti dei collaboratori della rivista erano giovani intellettuali di estrazione alto borghese, nati negli anni '80 del secolo precedente. Ideologicamente e letterariamente propugnavano l'individualismo e l'umanitarismo, politicamente erano di tendenze democratiche.



Oltre l'associazionismo dei Calabresi nel mondo,
"NOI i POSSIBILI" nell'universo, rianimatori della Scuola Vera!!

Con forza e con tenacia in piattaforma diamo atto a momenti di confronto/scambio, propulsori di arricchi-menti del nostro e dell'altrui AGIRE, motivatori-attori del FARE per insegnare a FARE!!

Una forza benefica e propositiva.

NOI UNA FORZA, NO UNA MINORANZA!!






"Via Castellana Bandiera", film della regista teatrale Emma Dante, prova calzante di come si possa oltrepassare i limiti con chiusura e determinazione allo scopo di "primeggiare sull'altro" a tutti i costi, oltrepassando il limite dell'estrema soluzione, arrivando ad ottenerla con ostinazione e fermezza...


Immagini senza parlato, idea motrice di grande riflessione. Il prima e il dopo, il presente e la storia, le tradizioni e l'attualità a confronto per trasmettere la voglia di arrivare allo scopo.
Le lotte, i contrasti, le sfide, producono acredine e deprivazione di forze e di tempo, mezzi necessari per attuare le fasi operative dell'AZIONE. Imporsi e convincere non sono le giuste guide del fare per contaminare verso la costruzione: "Io sono il migliore , quello che dico e faccio è la cosa giusta", sostituendole con: "Siamo tutti delle risorse a cui dover attingere per arricchire/arricchirci" si arriverebbe, mettendosi in gioco insieme ed alleati gli degli altri, ad ottenere il successo per il bene comune, nel nostro caso, per il bene dei nostri ragazzi.



Le sfide e le accuse se portate allo sfinimento generano solo l'autodistruzione, comunicare per costruire, questo è il messaggio, perché ci sarà sempre qualche furbone che dietro, nell'ombra manipola per gestire i propri e personali interessi, creando situazioni disorientanti che distolgono dall'obiettivo del FARE per CREARE e per TRASMETTERE CULTURA e SAPERI. L'alta percentuale che rivestono le varie trasmissioni televisive che portano a vivere nella vita degli altri, attraverso delle telecamere alla Truman Show, narcotizzando i nostri ragazzi e non solo, che se non guidati ad una visione attenta e consapevole possono diventare devianti, allontanandoli dall'obiettivo, quello di saper vivere la propria vita.

La Dante usa il linguaggio corporeo come strumento principe del comunicare sensazioni ed emozioni per parlare con sguardi e gesti, movenze e posture, meccanica sottilmente arguta di una sensibilità di animo al di là delle parole, immagini che danzano su un dialetto, colonna sonora, di corpi che parlano.
Usa il mezzo cinematografico con poesia fotografica sottolineando situazioni attualissime, puntando i riflettori sulle croci giornaliere del sopravvivere con arte, con cui i protagonisti diventano inventori di mestieri mai pensati e increduli davanti all'esistenza del lavoro da fumettista. Croci portate con dignità in situazioni di disagio che ancora esistono nel 2013.

Nel film, le croci le troviamo nella vita quotidiana di un quartiere di Palermo, principalmente in una via conosciuta solo a chi si avventura verso il Santuario di Monte Pellegrino, le croci di un cimitero dove i maggiori frequentatori sono i cani randagi, di cui prendersi cura come custodi dei propri cari. Il camposanto, come luogo di incontro intimo tra l'al di là e la vita terrena.

Il giorno dopo la visione del film, una domenica mattina sono a Prima Porta a salutare papà e i nonni: dalla tomba di nonno Mario hanno portato via la statua di bronzo del suo riconoscimento.
Un luogo dicevo di incontro intimo? Un'intimità usurpata, da incuriositi visitatori notturni, usurpatori di sentimenti e privato, ora anche qui, non solo nelle case, ma anche sulle tombe dei tuoi cari, arrivano tolgono e feriscono senza colpo ferire. L'arte di arrangiarsi porta a cercare soluzioni per la sopravvivenza, soluzioni fittizie a discapito degli altri.

Questo fino a quando un giorno non ci troveremo ognuno di noi in Via Castellana Bandiera, 5 a dover decidere cosa fare, lasciare la strada all'altro indietreggiando/collaborando lasciando passare, o rimanere nella propria posizione per far valere il proprio diritto calpestando il diritto altrui con ostinazione arrivando all'estremismo risolutivo? Fermarsi, fare un passo indietro, allargare la visione, con un campo visivo più grande e vedere cose che prima erano offuscate.

Barbara Riccardi
docente IC Via Frignani "Spinaceto" - Roma
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