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n. 32 aprile 2013
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Vieni, ho una storia da raccontarti ...
Il mestiere dell'insegnante non è un lavoro come un altro
di Melchiorre Simonetta - Didattica Laboratoriale
Parto dal desiderio. Chi sostiene che il mestiere di insegnante è un lavoro come un altro, non ha davvero idea di cosa significhi entrare in una classe, guardare negli occhi ventiquattro (nel mio caso) bambini e avere la percezione viva e palpitante che ciò che dirai, ciò che farai, anche solo come ti muoverai, in quell'ambiente acquista quasi un velo di sacralità.

L'insegnante ha un potere (non per chi fa politica, non certo per la finanza), il potere è quello di creare pensiero, coscienza, riflessione, progettualità.

Mi sento una privilegiata, mi alzo la mattina "viva", piena di desiderio di incontrare i miei alunni per fare ancora un pezzetto di strada insieme, per crescere un pezzetto di più, non solo loro ma anche io.
Posso sembrare megalomane, esaltata, incomprensibile ai più ma è la mia parte autentica e appassionata che esprime la sana gioia e l'orgoglio per il lavoro che ho scelto di svolgere. Non c'è solo passione e trasporto emotivo, l'amore e l'affetto enorme che provo per i miei alunni è indiscutibile ma non parlo solo di questo. C'è una parte razionale, una coscienza civile e sociale in me che mi fa sentire che, in questo mondo, il mio lavoro contribuisce a rendere migliore il futuro, a creare il cambiamento.
Sto scrivendo questo articolo di ritorno da una giornata trascorsa con la mia classe e i genitori, è sabato e la scelta è stata quella di trascorrere un po' di tempo insieme, la scusa quella di andare a visitare un museo.

E' stata una giornata bellissima. Fuori dalla scuola, in un ambiente diverso da quello solito, si osservano aspetti che normalmente non si colgono, sparisce l'ansia della performance, non c'è l'incubo dell'interrogazione, dell'attenzione che deve essere sempre alta, della prestazione per il compito dato; fuori, uniti, si sperimenta soltanto il piacere di stare insieme, di godere della reciproca compagnia, si rafforza il gruppo, ci si lascia andare e, in questo modo, senza saperlo, senza volerlo, si ritorna all'interno della scuola più motivati, più uniti, più felici di incontrarsi.
Abbiamo fatto scuola anche fuori dall'ambiente scolastico.

Con i miei alunni, da molto tempo, "gioco alle storie nascoste": ho detto loro che ogni angolo, ogni oggetto (anche lo spazzolino da denti, l'orologio della cucina, il cassetto delle posate e tanto altro ancora) nasconde una storia, è animato da un racconto, da una vita palpitante, avventurosa, da un mistero che basta soltanto saper vedere, cogliere, catturare e tirare fuori, liberare.
Così i bambini della mia classe hanno cominciato a vedere la realtà con occhi nuovi, diversi, carichi di immaginazione e fantasia. Sono tornati a scuola con personaggi davvero fantastici e storie da mille e una notte nascoste dietro lo specchio del loro bagno, nel cuscino della loro stanza da letto, nella confezione del latte; realtà parallele che ci osservano, animali, folletti, draghi che, incuriositi dai bambini, sono qui per scoprirne i sogni, per conoscerne le abitudini, per aiutare gli uomini a vivere meglio.
Così hanno creato, perché hanno saputo vederle, storie meravigliose! Questo "gioco" li ha coinvolti enormemente.

Io sono convinta che questo non è importante solo per insegnare loro a scrivere meglio ma anche, e soprattutto, per insegnare loro a immaginare altre possibilità, altre esistenze, altre soluzioni. E' un esercizio, questo, alla vita, l'immaginazione e l'arte (l'arte dell'immaginazione) alimentano la nostra capacità di stare al mondo in modo pieno.

Così oggi siamo andati in giro per il museo inventando storie su tutto ciò che catturava la nostra attenzione. Il museo è diventato in realtà il laboratorio di uno scienziato un po' folle, che di notte esce dalle segrete in cui si rifugia di giorno, in compagnia dei suoi aiutanti, per fare esperimenti sul DNA degli uomini, degli animali e delle piante, ed ogni opera, ogni porta, ogni particolare, anche insignificante e ordinario agli occhi dei più, per noi diventava un indizio che rafforzava e arricchiva la nostra storia.
E' stato entusiasmante! Accanto a persone serie e concentrate a comprendere l'opera d'arte che avevano davanti, in silenzio e chiuse nella loro "seriosità" (per i quali guai a rendere divertente la cultura!), c'erano faccette accese e occhi vispi, sorridenti e aperti, eccitati, capaci di cogliere ciò che nessun critico d'arte, nessun esperto, ne sono sicura, ha saputo vedere in quelle sale: infinite possibilità immaginative.

Simonetta Melchiorre, docente I.C. V.le Adriatico - Roma
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inserito mercoledì 22/05/2013 ore 21:33 da ALESSIA
GRAZIE PER TUTTO QUELLO CHE FAI PER I NOSTRI BAMBINI
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