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n.47 novembre 2014
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Villaggio tra angeli e (i suoi) demoni.
Scontro anomalo tra generazioni
di Alano Stefania - Orizzonte scuola
La scorsa puntata di Servizio Pubblico (mi riferisco a quella andata in onda il 16 ottobre) rimarrà agli onori delle cronache più probabilmente per lo scontro tra Santoro e Travaglio, con quest'ultimo che, sdegnato, lascia lo studio.
Tuttavia, non può certo passare inosservato lo strano confronto che all'inizio del programma ha visto contrapposti Paolo Villaggio e i cosiddetti "angeli del fango". Per carità, non se ne può più di questa espressione, persino infelicemente ossimorica e come al solito coniata dai media, da sempre impegnati a confezionare etichette semplicistiche e fuorvianti.
Al tempo stesso, però, il discorso del noto comico genovese, sia nei toni che nel contenuto, ha destato alcuni punti interrogativi, credo, a non pochi la sera di giovedì scorso.

Villaggio, classe 1932, ha iniziato il suo intervento dichiarando subito apertamente tutta la sua invidia per quei giovani e la gioventù in generale, guadagnandosi furbamente subito la bonomia del pubblico. Si sa: quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia... Ma poi, a mano a mano, che si esprimeva ha, con finta bonarietà ed una certa dose di sussiego, attaccato i giovani che erano in studio e che avevano partecipato, come volontari, alle operazioni di ripulitura di strade e negozi del capoluogo ligure. "E' colpa vostra" era l'espressione che più volte ha ripetuto. Ciò mi ha certo meravigliato. Ha poi ridicolizzato la dicitura "angeli del fango", che, ripeto, è certamente poco condivisibile, ma che proviene dal mondo dell'informazione. Non sono stati certo quei ragazzi ad autoproclamarsi angeli. Ma la cosa più odiosa che ha fatto è stata banalizzare l'intento dei giovani, insinuando che a queste grandi manifestazioni si partecipa più per cercare occasioni di svago e goliardia, più per fare conoscenze, per cercare di conoscere ragazze e andarci a letto, che per sincera e autentica generosità. Ma quali angeli insomma? Per Villaggio, questi ragazzi, confessando come aveva fatto anche lui nel Polesine molti anni prima, cercavano solo di "farsi le loro prime sc...ate". Sarà?

Ecco. Forse il problema sta negli anni. L'alluvione nel Polesine, a cui fa riferimento l'autore di Fantozzi, è quella del 1951, quando Villaggio era diciottenne. Erano altri tempi, quelli in cui per fare certe esperienze bisognava forse davvero attendere e approfittare di eventi eccezionali. Per fortuna, oggi non è più così. I ragazzi di oggi hanno la possibilità di arrivare molto più serenamente e facilmente a determinate tappe della vita. Bastano il sabato sera, la comitiva, la discoteca oppure la chat oppure il viaggio della maturità o la festa di compleanno a casa del compagno di classe.



Caro Villaggio, i diciottenni di oggi, i ventenni o gli studenti più grandi, se vanno a spalare il fango a Genova, lo fanno perché sentono di farlo, sentono il bisogno di dare il loro contributo, per quanto possano o possiamo percepirlo come piccolo. E se lo fanno e ricevono una eco mediatica notevole, al di là delle aspettative di chiunque, è perché in questo Paese di esempi di generosità se ne vedono davvero pochi. E sappiamo benissimo che l'Italia ha davvero bisogno di vedere e sapere che l'altruismo esiste. A cosa serve minimizzare su tutto ciò? A chi fa del bene? La tua, forse risponderai, è una operazione verità? Ma quale è la verità? La tua? E poi, siamo così sicuri che le istanze che avevi tu, diciottenne nel Polesine, sono identiche ad un giovane del 2014? Siamo sicuri che il Villaggio di allora non si sarebbe sentito ridicolizzato e offeso delle insinuazioni del Villaggio di oggi, senescente e invidioso (come lui stesso ha premesso ad inizio intervento)?

Ogni stagione ha la sua età. Non è facile accomiatarsi dalla giovinezza, questo è fuor di dubbio. Non è semplice accettare, e sperare aggiungerei, che le generazioni future siano migliori di quelle che le hanno precedute. Certo, non possiamo prendercela con dei ventenni, se Genova ha colpevolmente subìto periodiche inondazioni e alluvioni. La colpa è dei genovesi, ma anche del resto di Italia. E le colpe dei padri ricadono sui figli. Ma le accuse, quelle no. Quelle teniamole per le generazioni che hanno trascurato la cura dei suoli da sempre e non hanno mai imparato, neppure di fronte al ripetersi puntuale e costante delle tragedie.

Quanto a Villaggio, direi che la cosa migliore da augurargli è quella di accomiatarsi una volta e per sempre dalla bella età verde, con tutti i suoi ricordi immaginifici di giovane partito alle eroica avventura di spalate e conquiste galanti e di acquisire un sincero rispetto e senso di alterità nei confronti dei giovani di oggi e delle loro qualità. Spero che lo faccia prima dell'ultimo commiato e spero, s'intende, che questo tardi il più possibile a venire.

Stefania Alano I.C. Tito Lucrezio Caro - Secondigliano Napoli
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