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n.48 dicembre 2014
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Vincere la prepotenza. Istruzioni per l'uso
L'esperienza che riempie 'lo spazio vuoto'
di Sarti Maria Irene - Inclusione Scolastica
Cosa c'è di più odioso e vigliacco che schiacciare per gioco una formica, prendere a calci una tartaruga chiusa nel suo guscio o tirare un colpo a un uccellino in volo?
È la solitudine dell'ignoranza o l'illusione di compagnia di un gruppo che fa dell'ignoranza la sua forza, che ti fa diventare un bullo, un povero bullo, un pagliaccio che non fa ridere.
In realtà nessuno nasce bullo, nessun bambino è cattivo.

Luigia Bertoletti e Irene Sarti
Luigia Bertoletti e Irene Sarti
C'è qualcuno a cui gli adulti non hanno insegnato l'attenzione, la considerazione, il rispetto degli esseri umani, delle opinioni, delle cose.
Così si cresce male, si danneggiano i luoghi che non si sentono propri, si offendono, disprezzano e aggrediscono i compagni più fragili, inermi per la loro insicurezza.
L'incertezza e il dubbio crescono nella percezione della propria difficoltà, quale che sia, e nella conseguente sfiducia di sé e degli altri.
Ma le parti si possono invertire e i giochi cambiare le regole.

Le chiavi di accesso al nuovo regolamento passano attraverso la conoscenza, l'apprezzamento, la valorizzazione e l'unione.

Allora bambini, ragazzi, unitevi per una buona causa, per un progetto comune, per un risultato condiviso e scoprirete che di fronte alla prepotenza non sarete più soli anche se non avrete parole per dire, gambe per correre e occhi per vedere.
Allungando una mano sentirete vicina quella del vostro compagno.

È questo anche lo spirito del "Piero Gabrielli" che fa molto più di uno spot contro il bullismo: lavora giorno dopo giorno sulla consapevolezza e la stima di sé, sulla capacità di parlare, confidarsi, dare e ricevere aiuto, condividere per sentirsi forti perché insieme.

I giochi di teatro, che anticipano e preannunciano la costruzione dello spettacolo, importante ma non unico obiettivo comune e condiviso, si rivelano sempre più uno strumento di lavoro sul corpo e sul linguaggio, sul gioco e la comunicazione sociale, sull'autostima e l'apprendimento.
L'esperienza visiva, estetica e sensoriale che il teatro offre è uno stimolo alla costruzione di abilità sconosciute e impensate e allo sviluppo di comportamenti osservativi e partecipativi.
Il racconto sviluppa la capacità di comprendere una narrazione, di ricordare, capire, ripetere storie inventate e fatti vissuti.
La condivisione di esperienza ed emozione con l'improvvisazione accende la spontaneità e la creatività verso una più vantaggiosa comprensione delle normali situazioni sociali.
Così, giorno dopo giorno, si diventa un po' più ricchi di risorse per riempire "lo spazio vuoto" e un po' meno soli per fronteggiare le difficoltà della vita.
La scuola è il primo luogo dove, su questo tema della prepotenza, deve passare qualcosa di più di un messaggio.
Nella scuola si deve dare una prova, costruire una pratica quotidiana, attrezzare una palestra dove si insegni ad apprezzare e valorizzare la fragilità come un pregio, un regalo da spendere nello slalom sempre più impraticabile dell'esistenza.


Maria Irene Sarti, neuropsichiatra, Coordinamento Specialistico del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli
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