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n.42 aprile 2014
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Violenza di genere: come riconoscere i segnali e prevenire
Conoscere i segnali del disagio per poter aiutare il minore
di Agolino Simona Loretta - Orizzonte scuola
Il giorno 26 Marzo 2014 si è tenuto, presso la Questura centrale di Roma, la manifestazione "Violenza di Genere: come riconoscere i segnali e prevenire" organizzato dall'UGL polizia di stato.
Tale iniziativa è stata l'occasione per ripercorrere tematiche sempre attuali e per conoscere modalità nuove per affrontarle.

I relatori sono stati: il dott. Fabio Fagiolari, medico legale; la dott.ssa Cinzia Mastrolia, Giudice Onorario Tribunale dei minorenni; il dott. Leandro Abeille, sociologo; l' avvocato Amoruso e la dott.ssa Immacolata Ippolito, psicologa.

Ho avuto l'opportunità di conoscere e di parlare con la dott. Cesira Cruciani funzionario e criminologa presso il Ministero dell'Interno ideatrice e organizzatrice della manifestazione, la quale è stata ben felice di condividere con me la bella esperienza organizzata.

L'incremento di tali violenze ha richiesto l'apertura di una sezione speciale come ha spiegato l'ispettore Giuseppe Molinari, che ha raccontato l'evoluzione dell'attività investigativa delle sezioni speciali ed in particolar modo ha descritto come la sua sezione segue i casi in cui sono coinvolti minori. Sin dal 2009 si è cominciata ad avere un'attenzione particolare nella trattazione dei reati persecutori con la possibilità di essere svincolati dall'autorità giudiziaria; l'ispettore ricorda alcuni casi tragici risolti con l'ausilio e la collaborazione e confronto tra distretti giudiziari. L'elemento fondamentale è l'accoglienza sia della vittima che dell'autore che ha commesso il reato.

Nel corso del seminario sono stati affrontati molti e differenti argomenti come le fasce etniche o fenomeni immigratori di nuclei familiari e nuclei familiari modificati; le differenze tra maschi e femmine nei momenti della violenza e del comportamento del minore. L'attenzione sociale cresce quando la vita privata diventa pubblica perché accade una tragedia. I minori che assistono a violenza possono diventare con più facilità soggetti violenti a scuola e nei futuri nuclei familiari. Si è riscontrato che il 63% -65% delle vittime passano da violentato a violentatore da grande.
Sempre più frequentemente assistiamo ad una crisi di valori che incidono poi sui comportamenti personali e sociali rendendoli disfunzionali. Un fenomeno che non sembra arginabile, anche continuamente sollecitato da proposte accattivanti: per chi non lo sapesse, con 11 euro si può accedere al tour turistico alcolico a Campo de Fiori, così come anche per le altre droghe. Elementi che concorrono ad aumentare la violenza rivolta anche ai minori.

Si pensa che questa tipologia di reati avvenga -sia per cultura che per tradizione- al Sud, ma non è così, infatti il 50% dei casi avviene al Nord; inoltre pensiamo che i reati vengano commessi da stranieri, ma non è assolutamente vero!

La violenza è spesso rivolta alle persone più deboli, alle persone che hanno poche risorse economiche e spesso si considera la vittima come proprietà assoluta, in alcuni casi di un amore che durerà per sempre.
Nella nostra società sono cambiati i ruoli e i diritti delle persone ma il fenomeno si sta sempre più sviluppando, molto spesso sottovalutato. La giustizia è spesso troppo lenta, a volte poco attenta ad alcuni segnali.

La dott.ssa Mastrolia, Giudice Onorario Tribunale dei minorenni di Roma, insieme alla psicologa Immacolata Ippolita, hanno riferito come alcuni bambini reagiscono davanti a scene di violenza assistita e quali sono i segnali che bisogna tener presente quando si hanno casi di questo genere. Si è sottolineato come dovrebbe sussistere una stretta collaborazione tra tutte le istituzioni, a partire dalla scuola, perché i docenti vivono con questi bambini e possono avvertire per primi le loro difficoltà. Nel corso del seminario si è posta l'attenzione a quanti piccoli ma importanti segnali un bambino può manifestare, come la perdita dell'attenzione, l'isolamento, il silenzio, la rabbia la sfiducia nell'adulto.
Tutto ciò comporta una maggiore responsabilità del docente che deve affinare le sue capacità di osservazione e di ascolto alle esigenze dei minori, sia nella fascia infantile che in quella adolescenziale. La scuola è il luogo dove gli alunni possono trovare un adulto di cui fidarsi e con cui confidarsi, ma spesso è il docente che deve cogliere quei segnali che rendono l'alunno inquieto, a volte disorientato sul da farsi, spesso confuso e disarmato nel decidere cosa fare.
L'adulto attento riesce a percepire situazioni particolari, si tratta poi di scegliere cosa fare, quanto andare in profondità, quando segnalare il dubbio al Dirigente scolastico, e ancor prima, come condividerlo e affrontarlo nel team. Richiede cautela per non attribuire ad ogni disagio un retroscena spaventoso, ma coraggio di andare a fondo, non fermarsi perché siamo corresponsabili della tutela dei minori che ci sono stati affidati.
Abbiamo "il vantaggio" di essere interlocutori privilegiati delle famiglie, e in caso di resistenza o comportamenti valutati e valutabili "a rischio", c'è sempre la possibilità di attivare altre istituzioni competenti (i tribunali dei minori e i servizi sociali del territorio, ad esempio) per affrontare insieme la situazione, senza una caccia alle streghe ma con osservazioni e indizi registrati.
Non si tratta di scegliere se "occuparsene" oppure no, è tra i nostri compiti vigilare sul benessere psicofisico degli alunni, concorrendo al suo potenziamento ...figurarsi se non alla sua tutela!

Simona Loretta Agolino,Giurista,Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgonicini Duca, Roma.
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