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n. 66 ottobre 2016
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Oggi è il giorno:19 Ottobre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Vitamina (C)ompetenze'  >>>
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Vitamina (C)ompetenze
La scuola che rende energici
di Pellegrino Marco - Inclusione Scolastica
Perché la scuola deve essere vissuta come luogo di stanchezza e di affaticamento? E perché la fatica è ancora segno di un apprendimento proficuo?
Prima di provare a dare delle spiegazioni, è importante considerare che imparare vuol dire poter attribuire un significato a quello che si fa e che si vive, anche al momento di noia "positiva", ossia quando gli alunni si ritrovano a gestire situazioni apparentemente destrutturate ma per nulla disfunzionali, che necessitano di spazio e tempi, affinché si raggiunga un equilibrio sano.

A questo proposito è possibile tirare in ballo la questione delle strategie inclusive, in una didattica per competenze; anche l'uso di uno strumento compensativo ha i suoi effetti benefici, non solo per la riuscita di un compito specifico ma anche per il mantenimento di quell'equilibrio di forze che è necessario per un apprendente, per proseguire il cammino in autonomia e con la giusta motivazione.
Spesso ci si ritrova a ragionare sull'utilità delle svariate strategie adottate in aula, dalle semplificazioni, alle facilitazioni fino alle individualizzazioni e personalizzazioni di percorsi educativi e sul fatto che tali interventi siano esclusivi per gli alunni con BES e che rappresentino degli sgravi al lavoro, per cui meno fatica, meno merito.

Come giustifico l'uso della calcolatrice da parte di un alunno con DSA, se altri si "sforzano" nell'eseguire i calcoli in modo tradizionale?

Come spiego al resto della classe che l'alunno può non leggere alcuni brani ad alta voce, se il compito assegnato prevede l'esercizio delle lettura espressiva?

Come motivo la scelta di assegnare più tempo all'alunno X per svolgere il tema di italiano, quando gli altri dovranno impegnarsi in due ore a consegnare il compito?

Queste e tante domande ancora attanagliano un numero considerevole di docenti, i q uali si "affaticano" a cercare discorsi risolutivi da sviscerare (e ciò è già un passo in avanti), affinché gli studenti comprendano i significati di tali "diversità" di trattamento, evitando quindi il generarsi di gelosie.
A me verrebbe da rispondere con un'altra domanda:
Ma davanti ad una persona che legge usando gli occhiali, ci poniamo gli stessi interrogativi?
In realtà le domande provocatorie prima espresse rappresentano un falso problema, in quanto scaturiscono da una sbagliata visione della scuola, quella in cui si tende a raggiungere l'uguaglianza, laddove invece bisognerebbe valorizzare le diversità, ponendo al centro il concetto di equità, e dove il misuratore della qualità dell'apprendimento risiede nello sforzo che si compie per ottenere un risultato.
La didattica delle competenze è "polivitaminica", in quanto si pone come obiettivo quello di rendere "forti" tutti, partendo dal presupposto che in ognuno ci sono punti di leva, ma anche aspetti deboli da rinvigorire, grazie allo scambio reciproco e alla capacità di analisi e autoanalisi.
Dopo aver affrontato un doveroso discorso sui perché di alcune scelte effettuate in aula, segni di una diversità concreta rispecchianti la realtà vissuta da tutte le persone nei vari contesti, è necessario convogliare le energie nella ricerca di modalità di insegnamento, dunque di apprendimento, che offrano possibilità e stimoli, in una visione di didattica non sottrattiva ma additiva, anzi moltiplicativa.

Nella scuola delle competenze anche la disabilità estrema, quella che mette in seria difficoltà i docenti, perché le prestazioni sono lontane da uno standard performativo di riferimento, può essere considerata "significativa" nel generare lo sviluppo di abilità che arricchiscono entrambi, ossia l'alunno singolo in difficoltà e il resto del gruppo: pensiamo ad esempio agli autismi.
Nel modello di certificazione previsto e stabilito a livello nazionale, i profili dello studente da considerare ai fini dell'attribuzione dei livelli, relativi a competenze chiave e a discipline coinvolte, non corrispondono del tutto a quelle di un alunno con forti difficoltà, o meglio con caratteristiche lontane dallo "standard". A dire il vero, il modello presenta una spazio libero in cui è possibile delineare un profilo più rispondente alla progettazione individualizzata e personalizzata, ma comunque la finalità non è la compilazione fine a se stessa della scheda quanto l'articolazione di unità di apprendimento che coinvolgano tutti gli alunni, rispettando tempi, interessi, punti di forza e stili cognitivi.
Un alunno competente è in grado di essere empatico, collaborativo, tollerante, partecipe delle esperienze e delle emozioni altrui, dunque una didattica organizzata per competenze è altamente inclusiva perché sgancia gli apprendimenti dalle discipline e permette al gruppo di sviluppare capacità trasversali che poi ricadono positivamente sia sulla parte prettamente scolastica, sia sulla formazione della personalità e dell'individuo: dunque più "libera", ma anche più responsabile e consapevole.
Camminare insieme per raggiungere un'aula, salutarsi ad inizio giornata, rispondere ad un richiamo, scambiarsi dei materiali, condividere dei momenti ludici e ricreativi sono obiettivi solo apparentemente scontati e riduttivi, in realtà costituiscono il substrato di qualsivoglia apprendimento, per il gruppo, e per l'alunno con disabilità rappresentano la possibilità di crescere e migliorare la qualità della vita.
Con la didattica delle competenze, lo sguardo del docente è a trecentosessanta gradi, non è una semplice visione dall'alto ma una discesa nella profondità dei processi e una ricerca che valorizza le "cose semplici" ma significative.

In queste prime settimane di scuola, tra colleghi di team, si è riflettuto su eventuali percorsi educativi mirati al rafforzamento delle competenze metacognitive e prosociali e tra le tante proposte è scaturita l'idea di dedicare un lasso di tempo al tema delle "possibilità", ossia una giornata, una settimana o un periodo più lungo dedicato, in cui condurre gli alunni alla riflessione sui punti "deboli" presenti in ognuno e sulle eventuali strategie per superare ostacoli, momenti di crisi, difficoltà specifiche ecc. Oltre a sensibilizzare il gruppo sull'importanza delle "soluzioni", ci si è posti l'obiettivo di spingere i singoli a individuare i proprio aspetti più carenti, in modo da spostare l'attenzione su di sé, prima di entrare in empatia con gli altri.
Con la partecipazione di tutti gli insegnanti e attraverso un percorso interdisciplinare, si possono porre le basi per un lavoro che miri realmente a superare le barriere esistenti, a vantaggio di una formazione completa e sovra-disciplinare, nell'ottica dello sviluppo di competenze spendibili a scuola e nella vita.

Marco Pellegrino, insegnante di sostegno e formatore, I.C. Maria Montessori di Roma
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Sono presenti 3 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito mercoledì 16/11/2016 ore 20:57 da Marianna Borea
L'inclusione è çomplessiva e all'interno di una classe, certamente, non riguarda solo gli alunni certificati. L'"Universo delle competenze" offre delle possibilità nuove e parzialmente esplorate che aiutano in questo senso e anche l'uso sullo strumento compensativo che diventa una occasione per tutti. Costruirsi percorsi, cercarsi metodi di studio con o senza lo strumento compensativo, è un viaggiare insieme sempre di più. Per la mia esperienza devo dire che spesso è il bambino certificato a non voler usare lo strumento compensativo e mi sono trovata a farlo usare a tutti per dare al senso dell'uso, una normale quotidianità. Dove stiamo andando ora? Certamente verso un nuovo modo di offrire e far accettare l'aiuto tecnico, il supporto materiale-funzionale e di trovare strategie di studio inclusive per tutti. La competenza aiuta a identificare, far emergere, valorizzare la straordinarietà della diversità, dell'unico, una specificità di tutti (tutti uguali, tutti diversi, tutti con necessità diverse e abilità uniche) Nuove strategie sono pronte là per essere afferrare e fatte mezzo. Una vera sfida.
inserito domenica 13/11/2016 ore 11:01 da LUCA MILANA
Non esistono conoscenze e competenze senza sguardo critico. La scuola ci insegna delle cose, ma dovrebbe soprattutto insegnare a dubitare di quello che essa stessa ci insegna. La curiosità intellettuale rimane il sale della formazione.
inserito sabato 12/11/2016 ore 10:49 da Annalisa Pavone
Ritengo che l'opzione per una didattica che promuova competenze sia una scelta valida per tutti gli alunni,nessuno escluso. Sapere che la competenza si sviluppa quando ci si pone davanti ad un compito impegnativo offre una preziosa indicazione didattica per tutti gli alunni,anche per quelli che presentano Bisogni Educativi Speciali. Questi ultimi devono essere messi in condizione di poter attivare tutte le risorse personali per dare il meglio di sè al fine di raggiungere il successo personale. Nella quotidianità il problema nasce dal fatto che in una classe la composizione è molto eterogenea, gli alunni sono diversi e le loro prestazioni scolastiche riflettono tale diversità. Diventa quindi molto difficile, per l'insegnante,garantire un giusto supporto per ognuno. Mi auguro di rispondere positivamente a questa enorme sfida che la scuola mi pone ...grazie a questo perchè mi sta fornendo la giusta chiave per aprirmi al cambiamento. Annalisa Pavone
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