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n.60 febbraio 2016
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Vivere il sesso, vivere l'amore...TUTTI possiamo?
La sessualità della persona diversamente abile: pregiudizi e luoghi comuni da sfatare.
di Damiani Viviana - Oltre a noi...
Lo scorso 6 novembre ho partecipato a un seminario presso il Foro Italico, Università in cui mi sto specializzando come insegnante per le attività di sostegno nella scuola primaria. Il tema, interessantissimo, era focalizzato sull' educazione sessuale delle persone con disabilità. Presiedeva la Dottoressa Maria Romagnuolo, dell'Istituto Walden di Roma.

I punti trattati sono stati per me di enorme riflessione, sia come cittadina sia come insegnante. In primis: è emerso che con gli alunni, normodotati e con disabilità, l'insegnante non ha mai una posizione neutra nei confronti della sessualità, infatti educherà o diseducherà, che ne sia cosciente o meno.

La querelle legata al parlare o non parlare di certe realtà perché "sono i genitori a dover informare i figli, mica noi insegnanti" è dunque un alibi.

Come educatori, infatti, siamo allenatori di emozioni, siamo coloro che dovrebbero favorire il pieno sviluppo del potenziamento umano dei nostri alunni, anche e soprattutto di quelli con disabilità. Uso l'avverbio "soprattutto" perché spesso si pensa che l'alunno disabile non abbia pulsioni, che anche da adulto resti sempre un bambino: queste sono falsità pure. La sessualità nasce con noi, si accelera nella pubertà ma fa parte di noi sempre, sia che nasciamo normodotati, sia che nasciamo con problemi. La dottoressa ci spiegava che è di straordinaria importanza che la ragazzina o il ragazzino disabile vengano informati, perché anche loro hanno bisogno di sapere, dato che il loro sviluppo coincide esattamente con quello dei coetanei normodotati. E allora, perché non discuterne in maniera consapevole? Informare i genitori? Non c'è bisogno del consenso dei genitori. L'educazione sessuale è un compito della scuola e non avere visioni negative a riguardo è fondamentale.

Tra l'altro, qualche tempo fa mi è capitato di parlare con un collega della secondaria di secondo grado il quale mi disse che un suo studente, con sindrome di Asperger, si frequentava con una ragazza, entrambi erano compagni di classe al penultimo anno, non ricordo che problema avesse lei ma entrambi erano certificati secondo la legge 104/92.
Il collega mi disse che lo studente gli aveva chiesto come poter avere un rapporto sessuale, lui gliel'aveva spiegato, non l'aveva censurato, anzi si era raccomandato affinché prendesse precauzioni, parlandogli di profilattico e di come usarlo. Io l'ho ascoltato con attenzione, perché se è vero che alla primaria questi problemi non mi si pongono, è anche vero che come cittadina due domande me le devo fare.

Del resto, il sesso è un bisogno primario. La questione etica, religiosa o morale legata al sesso come completamento di un sentimento verso un'altra persona c'entra fino a un certo punto e, col rispetto per tutte le opinioni, non vedo un rapporto sessuale come un traguardo da vivere dopo il matrimonio, nemmeno come mera merce di scambio, ma piuttosto come un'esperienza intensa, fisica e mentale con una persona che ci piace e ci rispetta. E allora: perché noi che siamo nati sani possiamo decidere ciò che è meglio per la nostra persona e invece una ventenne con sindrome di down, pur avendo pulsioni esplicite, non può?

Ho scelto di approfondire proprio questo tema perché in realtà il giorno del seminario molti di noi corsisti erano un po' perplessi, concedetemi l'aggettivo. Credo che questi siano interrogativi scottanti, non facili da risolvere. La dottoressa Romagnuolo ha insistito sul fatto che chi si adopera nelle professioni filantropiche come l'insegnante non può dire "Ok, ci penserò". No, noi dovremmo pensarci bene subito e se abbiamo credenze limitanti, potremmo lavorare anzitutto su quelle.

In fondo, il diritto di amare, il diritto di stare bene, il diritto di vivere emozioni positive lo è per me, lo è per te, lo è per lui, lo è per lei, lo è per noi, lo è per voi, LO E' PER TUTTI!

di Viviana Damiani
Studente al corso di specializzazione per il sostegno Università del "Foro Italico" - Roma
docente alla Pio Fedi di Grotte Santo Stefano
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