Numero: 2 -Gennaio 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci Web
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3 n.3 maggio 2010
2 n.2 aprile 2010
1 n.1 marzo 2010
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10 10- giugno 2009- Anno II
9 9- maggio 2009- Anno II
8 8-aprile 2009- Anno II
7 7-marzo 2009- Anno II
6 6-febbraio 2009- Anno II
5 5-gennaio 2009- Anno II
4 4-dicembre 2008- Anno II
3 3-novembre 2008- Anno II
2 2-ottobre 2008- Anno II
1 1 -settembre 2008- Anno II
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La redazione
numero uscita 2
Perché raccontare il positivo ci "disorienta"?
Quando i successi sembrano "troppo!"
La scuola è certamente un mondo ancora troppo chiuso, apparentemente permeabile all'esterno e disponibile a farsi influenzare dal nuovo ma si sente aggravata da una miriade di richieste che le arrivano dalla società (intercultura, disabilità, bullismo, educazione sessuale, educazione stradale, educazione alimentare, e tanto altro).
Tendenzialmente, però, si cerca di inserire il nuovo senza toccare il vecchio, aggiungendo senza apportare significative ristrutturazioni interne.
Ci si è abituati a osservare e registrare degli andamenti interni che, per quanto non del tutto soddisfacenti, sono accettati perchè "è sempre stato così", "come si fa a cambiare", "vorrei ma non posso","ci manca tutto","ci pagano poco","gli alunni sono maleducati e i loro genitori pure", "tocca fare tutto a noi", "cade il governo e ora ci chiederanno di lavorare in un altro modo" è la più attuale.
Chi lavora nella scuola si adegua alla pesantezza con cui tutto viene vissuto e dopo un po' si abitua e la persona viene inglobata (o si fa inglobare) dentro questo vortice, assumendo l'atteggiamento mentale di chi sa che tanto, per quanto si faccia, non c'è niente da fare!
Ci si abitua a leggere la realtà scolastica soffermando l'attenzione su ciò che non va (non dite che non è vero!) piuttosto su ciò che funziona, sollecitati anche da un feedback della società che ci rimanda un'immagine squalificata di tutto quello che appartiene alla scuo...
Editoriali - di: Rosci Manuela vai al dettaglio....
Sommario
Dare a tutti un'altra possibilita'
Non è anche questo il compito della scuola?
L'anno in cui conobbi A . avevo una seconda a Tempo Pieno.
Lui stava nella classe di fronte alla mia, una terza.
Veniva da un'altra scuola e non si era mai inserito nella nuova. Le insegnanti dicevano che non sapeva fare quello, non sapeva fare questo...
Se ne stava lì seduto senza partecipare. Ad un certo punto ha iniziato a "farsi notare": botte, tentate uscite dalla finestra, ore passate fuori dalla porta sputando o minacciando quelli che passavano per andare in bagno.
Aveva due fratelli "handicappati" (allora non si chiamavano "diversamente abili") e viveva in una situazione familiare difficile: diventò pure lui un caso e passò l'anno così...
Una volta riuscii a farlo entrar...
Integrazione Scolastica >>> L'esperienza a scuola - di: Rossini Simonetta vai al dettaglio....
La scuola può rappresentare la cura?
I legami di attaccamento e la collaborazione scuola-famiglia-servizi
Quando iniziai a lavorare nelle scuole del 196° circolo, ormai ben 15 anni fa, rimasi sorpresa dalla particolare composizione delle classi: accanto ai moltissimi alunni disabili <<certificati>>, ce ne erano moltissimi altri che presentavano vari tipi di disturbi: disturbi dell'apprendimento, difficoltà psicologiche, comportamentali, relazionali; bambini impauriti, confusi, insicuri, con basso livello di autostima e di fiducia in sé stessi, ma anche presenza di svantaggio sociale e varie differenze linguistiche e culturali; ogni maestra diceva di avere una classe "difficile".
Tutti i bambini di quelle scuole, necessitavano quindi di quelli che attualmente chiamiamo "Bisogni educativi speciali".
Del resto ancora oggi il IV Municipio, che ospita appunto queste scuole, è ad alto sviluppo demografico, con fasce di emarginazione sociale piuttosto rilevanti, accoglie numerose famiglie con situazioni di grave disagio socio-ambientale e grava su questo territorio un pesante tasso di disoccupazione.
Tutto questo, insieme ad altri fattori, ne fa un territorio con una concentrazione di marginalità non indifferente.
Ma, mi chiedevo, come tutto questo si traduce in disagio nei bambini ?? Perché questi bambini non riescono a leggere e scrivere subito come molti altri bambini? Come mai questi bambini sembrano continuamente distratti e non interessati ad apprendere, perché tutte questi disturbi psicologici, emotivi?
Sappiamo bene che per un bambino l'ingresso nella scuola elementare, l'inserimento in classe, ra...
Integrazione Scolastica >>> Approfondimenti - di: Di Berto Mancini Antonella vai al dettaglio....
Integrazione al contrario
Un approccio alla disabilità visiva
Il modello di pratica educativa che intendo presentare è frutto dell'esperienza trentennale di mia madre, Quirina Sordini, nel campo dell'insegnamento tout court e dell'integrazione dei bambini ciechi in particolare, dei miei studi psico-pedagogici e della mia esperienza come insegnante specializzata.
Prima di iscriverm...
Integrazione Scolastica >>> L'esperienza a scuola - di: De Marino Francesca
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Crescere con le immagini
L'alfabetizzazione emotiva attraverso i film d'arte e di qualità (1)
"Ci fu un tempo, non lontanissimo, in cui bisognava affannarsi a spiegare che i film potevano essere prodotti d'arte; che il cinema era un linguaggio capace di documentare e descrivere, in molti casi con più finezza di altri. E, naturalmente, proprio per ciò poteva produrre, come la lingua fatta di parole, paccottiglia o, come la pittura, croste abominevoli. [...] il cinema e solo il cinema ci ha insegnato l'emozione del vedere formarsi una lacrima sul ciglio.
Oggi tutto questo è passato. Sappiamo bene che il cinema, come gli altri linguaggi, esige l'attenzione delle nostre scuole: attenzione conoscitiva e critica e, se e dove è possibile, attenzione anche operativa e produttiva"

Tullio De Mauro

Sono molti i percorsi che un insegnante può intraprendere per favorire la costruzione di un clima di scambio e apertura al...
Attività Laboratoriali >>> Percorsi laboratoriali - di: Melchiorre Simonetta vai al dettaglio....
A che gioco giochiamo?
Dal game all'apprendimento della lingua.
I ragazzi e le ragazze che lavorano con me hanno intravisto i loro compagni più esperti collegarsi alla rete e giocare con giochi on - line, appena rimangano loro pochi minuti di libertà tra un'attività e l'altra. Sono giochi di ogni tipo: di abilità, di logica, semplicemente utili per qualche istante di relax. Basta un minimo di vigilanza affinché non accedano a materiali violenti o moralmente bassi.
Mi chiedono di poter giocare anche loro ed io utilizzo tale richiesta per attivare la conoscenza di come si arriva alla rete, come si fa una semplice ricerca con un portale, come si seleziona un sito. Poi non so giocare e passo la palla a loro. Sono momenti di grande ...
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