Guardarsi intorno e scegliere chi vuole ancora crescere
Sento sempre la responsabilità di riflettere a voce alta con voi lettori della scuolapossibile, perché "credere"comporta inevitabilmente cercare di convincere l'altro che ciò che senti, pensi, dici ... è cosa buona.
Tutti cerchiamo di convincere gli altri delle nostre convinzioni, qualcuno anche utilizzando sistemi che non possono essere accettati. La vita è un continuo scambio di convinzioni, di credenze (io credo ... sono convinto ...) che si formano dentro di noi fin dalla più tenera età: le prime convinzioni sono quelle che si trasmettono in famiglia (ciò che è giusto e ciò che non lo è), e poi a scuola (ciò che si può fare da ciò che non va fatto) e poi nel rapporto sociale con gli altri, sul posto di lavoro e con gli amici (ciò che è opportuno fare da ciò che è meglio evitare).
Credere profondamente in qualcosa, quindi, è un'esperienza che ognuno di noi può aver fatto: credere in un'amicizia, in un amore, in un'idea, in un lavoro, in un progetto.
Credere permette di trasformare un desiderio in un sogno e poi ancora in un obiettivo.
Credere stimola in noi quell'energia che fa vincere la sensazione opposta, quella che di solito frena gli entusiasmi, che ti rende sordo al cambiamento, disinteressato oppure ostile alle trasformazioni; quella sensazione che invade e ti fa preferire di non fare nulla di nuovo, di stare fermo, di rimanere nella "zona di confort", quella dove continui a fare ... ciò che hai sempre fatto.
La responsabilità allora di raccontare una scuola possibile, di "credere" possibile una scuola diversa, richiede una co...
Un tempo i due tradizionali enti di educazione e anche di socializzazione erano la famiglia e la scuola, ma nella nostra società non si può ignorare l'importanza, sempre maggiore, che acquisiscono le comunicazioni di massa.
Un mezzo di comunicazione di massa o mass media è un mezzo di comunicazione attraverso cui è possibile diffondere un messaggio, secondo le caratteristiche proprie del mezzo, ad una pluralità di indistinti e diffusi destinatari.
La socializzazione prodotta da alcuni media in particolare è veloce e interattiva; i media forniscono informazione sulla realtà sociale, allargano la sfera delle conoscenze che possono essere utilizzate negli scambi sociali.
Un grande fenomeno sociale che coinvolge, incuriosisce e diventa argomento di discussione, direttamente o in direttamente, tra le nuove generazioni è sicuramente il social network. Da facebook, a twitter il mondo di internet è invaso da persone che "comunicano tra di loro" via internet. E' un fenomeno che coinvolge non solo adulti ma spesso e volentieri giovani e più giovani.
Una rete sociale o un social network permette di creare un profilo pubblico o semi-pubblico, la realizzazione di una lista di contatti e permettono di gestire on line amicizie e di accrescere la propria rete di contatti.
E' possibile costituire delle community tematiche, gruppi di scambio, in base alle proprie passioni e interessi, aggregando ad essi altri utenti.
Facebook è un social network destinato alla comunicazione solo tra adul...
La Relazione educativa è solo una questione di "stile"?
Le priorità dell'educazione tra competitività e sviluppo
Vorrei condividere con i lettori di queste pagine alcune riflessioni e considerazioni sollecitate recentemente da due contesti molto differenti tra loro, un film e un articolo, accumunati da uno "sguardo" sulla relazione educativa, modalità, stili e convinzioni sul tema.
"Il discorso del Re" è un film di recente produzione, in programmazione nelle sale italiane in questi giorni. La trama (e la sceneggiatura) molto singolari ci raccontano la storia del Principe di York, Bertie, che dopo la morte di suo padre re Giorgio V e la scandalosa abdicazione di re Eduardo VIII, suo fratello, sale riluttante al trono e viene incoronato Giorgio VI d'Inghilterra. Minato da una grave forma di balbuzie e considerato inadatto a essere re, Bertie sarà aiutato da un bizzarro logopedista Li...
A tavola, con la mia terza, pochi giorni fa. Posti assegnati: si inizia a mangiare. Quando mi alzo per controllare che abbiano finito il primo, mi accorgo che N. sta piangendo...così forte che non riesce nemmeno a spiegarmi il motivo della sua disperazione. Lo fanno i bambini del tavolo: le sue vicine di posto stanno facendo un gioco in cui fingono che lei non ci sia, non esista.
"Qui non c'è nessuno...questo posto è vuoto....la sedia è libera...".
Mi è immediatamente venuto in mente il film " La famiglia" di E. Scola: stesso gioco da parte di un adulto...stessa disperazione del bambino che insisteva nel cercare di farsi vedere, che continuava a dire "Eccomi, sono qui...sono qui!".
Ho sentito un pugno allo stomaco: in tre anni non avevo mai visto N. così disperata. Mille sensazioni mille pensieri ma uno su tutti: quante volte la scuola fa questo gioco con i bambini? Quante volte fa finta di non vedere chi ha davanti?
Tante, troppe... e se accadesse anche una sola volta ...sarebbe sempre troppo: un alunno ignorato è un alunno perso. Avrei tanti esempi da fare, purtroppo. Uno per tutti: A. che, lasciato da parte dalle insegnanti perché, in terza elementare, non sapeva fare niente, non capiva... ha lasciato l'abito del bambino che non c'era e ha indossato quello del provocatore, del violento, dell'atleta che si arrampicava e usciva dalla finestra.
L'ultimo Convegno a cui ho partecipato ha sollecitato in me una riflessione partendo da questa situazione: terminato l'intervento del relatore, inizia la fase di dibattito dove è possibile che il pubblico faccia domande; qualcuno più o meno timidamente alza il braccio per indicare la volontà di intervenire; il relatore rinvia il feedback che acconsente l'intervento; il docente, in questo caso, ini...